Stai cercando un partner digital? Richiedi una consulenza gratuita Qui >>>

DataSharing Economy in salsa UBER. La posta in gioco è l’idea di innovazione

Leo Mauriello Leo Mauriello3 anni ago10 min

Advertisement

Il movimento a favore dell’innovazione parte da twitter, #iostoconuber. Per noi la sintesi perfetta nel tweet di @Roccotodero.

Fondata nel 2009, oggi Uber è presente in 300 città di 57 Paesi. Il valore della Società è da aggiornare a 50 miliardi.

26 maggio 2015 Il tribunale di Milano ha accolto la cautelare dei tassisti sul servizio Uber Pop, che quindi viene inibito su tutto il territorio nazionale. UBER POP di conseguenza sarà chiuso. Querelle finita? Hanno vinto i tassisti? Nient’affatto… ci sarà il ricorso.
Poi probabilmente un nuovo ricorso dei tassisti e infine forse, la politica risponderà. Lo farà alla sua maniera, con un compromesso molto poco creativo che conserverà il peggio del lobbismo, e senza nessuna reale risposta all’idea di innovazione che sta crescendo nel nostro paese. La morale di questa storia? Esprimere un’opinione è così semplice? Probabilmente no. #iostoconuber non è una risposta definitiva, come ovviamente non lo è #iostoconitassisti … e come non lo è mai stata la dicotomia tra buoni e giusti, innovatori e conservatori, tecno-ottimisti e analogico-nostalgici.
Secondo noi chiudere UBER POP è stato uno sbaglio, ma di certo l’Italia non è l’unica a scontrarsi con il fenomeno, il servizio è stato già chiuso in Francia, India (dopo l’arresto per stupro di un autista), Spagna, Brasile e Olanda (lo stesso era accaduto in Germania, Belgio e Thailandia). E ora pare che la start up sia malvista anche in Australia.

La sharing economy è il futuro?

Diciamo innanzitutto che negli ultimi anni la sharing economy, dinamica che sta alla base del modello di business su cui sono basate Uber, Airbnb, Lyft, è diventata un mantra. Una vera utopia che è impossibile criticare, guidare o approfondire. Se lo fai sei analogico, oscurantista, retrò! Eppure l’idea originaria di sharing economy era ben diversa: “It takes a variety of forms, often leveraging information technology to empower individuals, corporations, non-profits and government with information that enables distribution, sharing and reuse of excess capacity in goods and services”. Vi sembra forse il modello di UBER o AIRBNB? Offrire un servizio migliore, più economico e all’avanguardia è in realtà solo una parte del processo di “reuse of excess capacity in goods and services”. Ma soprattutto, si può considerare come “excess capacity” capitali e risorse che non sono parte dell’azienda che le utilizza (in questo caso parliamo di autisti e autoveicoli)? Se vuoi lavorare per Uber, infatti, devi avere un’auto di proprietà, e se non ce l’hai te la compri. Un autista Uber in una città americana come Los Angeles o Washington, guadagna ufficialmente 17 dollari l’ora, ma come fa notare il Wall Street Journal, è un dato che non tiene conto delle spese degli autisti. Il reale guadagno è di circa 10 dollari netti. E’ un fatto assodato che la sharing economy in salsa big-company non sta migliorando la qualità del lavoro, anzi la sta peggiorando!

#iostoconuber, il movimento parte da twitter

Quindi UBER è stato chiuso a ragione? Nient’affatto! Chiudere un servizio non significa risolvere un problema, ma al contrario falsarlo. E’ la situazione utile a generare #iostoconuber, la polarizzazione in cui gli innovatori si schierano con l’azienda (ma soprattutto con un modello) in maniera acritica. Ancor più grave è chiuderlo su pressione di una lobby oscurantista, sicuramente il peggiore degli esercizi per un’economia libera. Al contrario credo che avremmo bisogno di una meditata riflessione sul concetto di innovazione, in particolare come le società possono evolvere i propri sistemi per non essere spiazzate. Il problema non è UBER e non sono le tecnologie digital. Importante è definire quale sia il limite di un’economia sana, che permette di bypassare le strutture sociali, al fine di offrire servizi che si auto regolano, attraverso il solo scambio tra consumatori e consumatori. Le regole economiche non scritte sono in crisi di fronte a questi processi e i rigidi processi normativi lo sono ancora di più. L’innovazione, che non avviene in maniera regolare e lineare, ha il compito di mettere in discussione un modello pre-esistente per migliorarlo, ottimizzarlo ed evolverlo. Eppure questi anni sono un grande parlare di innovazione, di start-up, ma nessuno si chiede più cosa voglia dire innovare e a quale scopo innoviamo.

Il DNA dell’innovatore, da Henry Ford a Steve Jobs

Henry Ford diceva: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”, mentre per Olivetti: “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia.”; Steve Jobs, tra gli innovatori meno filantropi: “Baratterei tutta la mia tecnologia, per una serata con Socrate”. Il DNA dell’innovatore è univoco: conoscenza, curiosità, e il patrimonio di informazioni a portata di mano. In questo discorso il TAXI democratico, diventa molto meno democratico, se gli utili stratosferici che genera non vengono percepiti nei piccoli Country Office locali, se — come spesso accade — il personale resta poco dimensionato, troppo multi-tasking e troppo multi-skills. L’immagine di start-up, leggera e giovane fa male all’innovazione se tende a nascondere la società multimilionaria che c’è dietro. Rivoluzionare il mercato in realtà è osservare il presente con un occhio rivolto al futuro, alle tasse (ma al giusto) da versare per la collettività, alle persone coinvolte. In quanto ai tassisti, poco da dire, poco difendibili, solo la sintesi perfetta in un tweet di @Roccotodero: Suggerisco ai cavalli di fare ricorso per concorrenza sleale dei treni; qualcuno che gli darà ragione si troverà di sicuro. #iostoconuber

Leo Mauriello

Leo Mauriello

I'm characterized by a great curiosity, that drives me to achieve important goals and new challenges. I'm a web and digital marketer mainly focused on digital strategy and social advertising with design, programming and digital analyst skills.

2 comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.