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EconomiaFood UPTeam Building a tavola: le aziende scelgono il food per far gruppo

Roberta Gavioli Roberta Gavioli1 anno ago9 min

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L’Italia è per eccellenza il paese della buona cucina e ogni italiano che si rispetti sa che sedersi a tavola è molto più che mangiare: è cultura, tradizione, passione e condivisione di storie. Ma evidentemente, come spesso accade, dobbiamo aspettare che ce lo dicano dall’America per renderci conto che trascorrere insieme il momento della pausa pranzo è un modo per allacciare legami forti. Lo hanno capito molto bene in Silicon Valley, dove si punta sul food per migliorare il rapporto fra colleghi attraverso team building in cucina e pranzi aziendali condivisi. E sono sempre di più le startup del food che offrono servizi di social eating.

Commensality, il nuovo trend è condividere la pausa pranzo

Si è passati dallo yoga in azienda alle situazioni adrenaliniche in natura tra rafting e arrampicata fino alle escape room, ma quest’anno il team building aziendale punta sulla semplicità: il nuovo trend è mangiare insieme. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Cornell, nello stato di New York, che sostiene che condividere il pasto sia un modo naturale ed intenso per stringere rapporti solidi tra i membri di un team.

Lavorare insieme, infatti, può generare gelosie e una tra le più forti pare essere quella che si scatena al momento della pausa pranzo quando un collega sceglie di condividere il suo pasto solo con un compagno di lavoro privilegiato invece che con tutti. La soluzione, secondo il ricercatore Kevin Kniffin che ha studiato il caso, sarebbe quella di unire tutto lo staff di un gruppo di lavoro e applicare la “commensality”, ovvero il momento di condivisione di un pasto in cui si diventa tutti commensali.

Team Building - Social Eating - Foorban Dotmug

Performance migliori fra i dipendenti, tutto merito del social eating aziendale

Il fenomeno del social eating aziendale sta davvero spopolando tra le startup della Silicon Valley, ma come è immaginabile piace molto anche agli italiani che questo modo di percepire la tavola ce l’hanno per tradizione. Dallo studio dell’Università di Cornell, confermato anche da Harvard Business Review, si apprende anche che le performance dei lavoratori vedrebbero un’efficienza raddoppiata in termini di produttività, oltre che in materia di cooperazione fra team e all’interno dello stesso gruppo di lavoro.

Un aspetto che si consolida ulteriormente se il pasto consumato insieme rispetta le caratteristiche di un’alimentazione equilibrata e attenta alla qualità dei prodotti. Le richieste maggiori? Cucina sana, piatti a base di cereali, farine integrali, proteine magre, succhi pressati a freddo e piatti poco conditi.

Una tendenza che nel nostro paese viene rivelata da Foorban, il primo ristorante italiano senza location, solo digital: si ordina il pasto con l’app e in 20 minuti si gustano i piatti tipici italiani seduti comodamente in ufficio con i colleghi.

Team Building anche in cucina: non solo mangiare ma anche cucinare assieme

Prima di sedersi a tavola anche i fornelli sono una sfida importante per capire chi è portato a fare il leader, chi prova nuovi gusti, chi assaggia e sperimenta, chi opta per la tradizione e molti altri aspetti che accomunano il cucinare al lavorare in team. Sì perché preparare da mangiare è un gran lavoro di gruppo, come sanno bene gli chef, che richiede davvero affiatamento e collaborazione. Ecco perché viene scelto da un numero sempre più crescente di aziende nei progetti di Team Building.

E ancora una volta tecnologia e startup aiutano. Cooktogether, ad esempio, è un social dedicato agli amanti della cucina dove proporre e scambiare ricette con altri appassionati del settore. Fuudly invece propone lezioni di cucina da seguire anche in team. Poi c’è Quomi, la startup che spedisce in ufficio un kit con tutti gli ingredienti per realizzare piatti deliziosi.

Roberta Gavioli

Roberta Gavioli

Giornalista di Innovazione, Travel Blogger, Event Planner. Se è vero che il presente è digitale, il futuro è senza dubbio nelle persone. Amo la carta, ci scrivo, la leggo, la piego in origami, la dipingo e la trasformo in idee. Per me le scelte più importanti della vita si trovano sul fondo di una buona tazza di tè.

4 comments

  • Dario Q.

    20th luglio 2017 at 2:54 pm

    la definizione di ‘social eating’ è la riprova che con un’etichetta inglese si può confezionare qualunque banalità e farla diventare figa, pardon, ‘trendy’ senza sentirsi ridicoli.
    I banchetti esistono dalla notte dei tempi, la novità è che c’è qualcuno che vive riscoprendo l’acqua calda e facendone un mestiere.
    “Food”? “Commensality” ? Cara Travel Blogger e Event Planner – per rimanere in tema: “ma parla come magni!!!”

    Reply

    • dotmug
      dotmug

      28th luglio 2017 at 10:21 am

      Vero è che per innovare non basta l’uso esasperato degli “inglesismi”…
      Ma per rivoluzionare un mercato, non bisogna per forza essere disruptive.
      Spesso le idee vincenti si basano su dinamiche già sperimentate, ma riproposte in contesti e settori diversi.
      In un certo senso innovare significa anche avere uno punto di vista nuovo… proprio quello che tu descrivi come “c’è qualcuno che vive riscoprendo l’acqua calda e facendone un mestiere”.

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