Food UPCarne sintetica in tavola entro il 2021. Siamo pronti?

Roberta Gavioli Roberta Gavioli2 anni ago12 min

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Amanti della carne e vegani, seduti alla stessa tavola, a mangiare hamburger. Vi sembra assurdo? Eppure potrebbe succedere già entro i prossimi cinque anni. È la sfida che ha lanciato la startup americana Memphis Meat con la creazione di un nuovo cibo che verrebbe incontro alle esigenze di tutti: la carne sintetica. Si tratta di un prodotto cruelty free, interamente creato in laboratorio, sul quale ci stanno già investendo nomi come Bill Gates e Richard Branson. Eppure il cambiamento alimentare non sembra proprio dietro l’angolo: tra gli interessi delle lobby americane, i costi alti, le implicazioni etiche e le regolamentazioni assenti siamo sicuri di essere pronti per la bistecca artificiale?

Hamburger in vitro: come si crea, quanto costa e che gusto ha?

Quando si parla di “carne sintetica” intendiamo un prodotto interamente creato in laboratorio attraverso un processo di estrazione e coltivazione delle cellule. Si inizia estraendo un campione di cellule staminali dal tessuto muscolare degli animali – come fa la startup californiana Memphis Meat su galline, anatre e mucche – per poi installarle su impalcature speciali dove vengono coltivate fino a formare filamenti di tessuto pronti per diventare hamburger e polpette.

«Il nostro obiettivo è produrre carne in modo più sostenibile per l’ambiente e compiere così un importante salto tecnologico per l’umanità» rivela Uma Valeti, cofounder  di Memphis Meats.

Non sembra affatto così utopistico che questa startup arrivi a portare la carne sintetica nei supermercati fra soli cinque anni, sia sotto forma di salsicce che come polpette, hamburger o hot-dog. Quello che però viene da chiedersi è che gusto abbia davvero. Dai laboratori di Memphis Meat, dove sono avvenute le degustazioni, dicono che sia come la carne vera. Unica differenza, manca sia il sapore del grasso che quello del sangue perché si tratta di filamenti, non di bistecche. Infatti, per creare qualcosa che assomigli ad una tagliata bisognerebbe riprodurre un intero apparato di vasi sanguigni irrorati da ossigeno e sostanze nutritive. Per dirlo semplicemente bisognerebbe creare un muscolo, e nessuno ci è mai riuscito. Infatti, non è solo difficile, è anche estremamente costoso: si parla di 2 milioni di dollari circa ogni mezzo kilo di carne.

Carne sintetica - Memphis Meat - Uma Valeti Dotmug

Da Bill Gates a Google: sempre più big investono sulla carne da laboratorio

La carne sintetica apre il mercato del food a nuovi scenari animal friendly e ecosostenibili. Per questo, le pionieristiche startup che se ne occupano, come Memphis Meats, vengono considerate capaci di rappresentare una svolta storica per l’industria alimentare. Ecco perché tra i finanziatori del progetto si incontrano nomi molto conosciuti, da Bill Gates a Richard Branson e Kimbal Musk ma anche società di rilievo come la venture capital Atomico o l’agricola Cargill, fino a Google stesso.

Memphis Meats, infatti, in soli due anni di attività, si è già fatta notare come una delle startup più innovative della Silicon Valley arrivando a porsi l’obiettivo di portare la carne sintetica sugli scaffali dei supermercati entro il 2021. E i founder, Uma Valeti e Nicholas Genovese, hanno già raccolto ben 22 milioni di dollari (circa 18,5 milioni di euro) in investimenti.

«Sono entusiasta dell’investimento. Credo che in 30 anni non avremo più bisogno di uccidere animali. La carne sarà “pulita”, gustosa e più sana per tutti» sostiene Richard Branson,  fondatore del gruppo Virgin.

Un boccone amaro per le lobby americane della carne

C’è però chi non è particolarmente contento di questa innovazione alimentare: sono gli allevatori e i produttori di carne dei grandi brand americani del settore. Come è noto, infatti, il mercato della carne in America è uno dei più prolifici, con un dato statunitense che già da solo raggiunge il valore di oltre 200 miliardi di dollari l’anno. Un business che è anche in crescita: nel 2050 arriveremo a consumare circa 463 milioni di tonnellate di carne all’anno, quasi il doppio di adesso (fonte: proiezioni FAO). Per questo le lobby di settore potrebbero ostacolare l’ingresso sul mercato della carne sintetica.

Tuttavia, non è solo una questione di rispetto per gli animali e gestione di un mercato sempre più crescente,  ma è anche una questione ambientale. L’allevamento di bestiame destinato alla macellazione è infatti responsabile del 18% delle emissioni di gas serra e del 70% del consumo mondiale di acqua. Dati che potrebbero essere azzerati con la coltivazione in vitro della carne sintetica.

E in Italia siamo davvero pronti?

Di fronte a queste innovazioni alimentari, l’Italia cosa ne pensa? La risposta parrebbe scontata: siamo un popolo dalle profonde radici culinarie e, nonostante la crescente attenzione nello scegliere prodotti alimentari etici, non siamo pronti a dire addio alla bistecca. Lo conferma un’indagine di Ipr Marketing con un secco 97% di italiani contro l’uso di tecniche non naturali nella produzione di carne. Una tendenza che però sta cambiando con la crescita di vegetariani e vegani, che fa registrare un 7,6% di italiani che non mangia carne (fonte: Rapporto Italia 2017) e che potrebbe essere interessata alla versione artificiale.

Ma qui sorge un altro problema: non si è ancora riusciti a creare carne sintetica senza uccidere gli animali. Infatti, per creare questo prodotto occorre reperire quella parte di sangue fetale delle mucche incinte che si chiama siero e consente la riproduzione in vitro delle cellule animali. Al momento non si è ancora riusciti a sostituire questo processo con sostanze vegetali. E non è l’unico problema da superare: nessuno sa come creare le bistecche perché servirebbe riprodurre dei muscoli veri e propri. In più manca un’efficace regolamentazione sulla produzione e la vendita di questa carne artificiale. Se è vero insomma che siamo sulla strada giusta, è anche vero che la strada è ancora lunga.

Roberta Gavioli

Roberta Gavioli

Giornalista di Innovazione, Travel Blogger, Event Planner. Se è vero che il presente è digitale, il futuro è senza dubbio nelle persone. Amo la carta, ci scrivo, la leggo, la piego in origami, la dipingo e la trasformo in idee. Per me le scelte più importanti della vita si trovano sul fondo di una buona tazza di tè.

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