DataUn nuovo button per il controllo del mobile market: Google lancia “buy”

Leo Mauriello Leo Mauriello3 anni ago8 min

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#buybutton ecco come @google punta al traffico di @Amazon e @Ebay.
Nell’ultimo anno il traffico da smartphone verso servizi e-commerce è cresciuto del 269%.

Secondo un’indiscrezione del Wall Street Journal, Google è pronta a sfidare Amazon e Ebay, aggiungendo un “buy button” direttamente nelle SERP. Il buy button sarà un tool associato solo ai risultati sponsorizzati e permetterà di completare transazioni di acquisto di prodotti retail, direttamente su Google Shopping. Ma di fatto le transazioni, anche se completate su piattaforma Google, saranno gestite ed evase direttamente dai retailers.
Stiamo dunque parlando di un modello decisamente diverso da quello di Amazon che al contrario si occupa di tutto il processo di acquisto, compresa la logistica e il CRM. Essenzialmente “buy button” è un nuovo servizio di advertising evoluto che spaventa non poco i retailers, anche se a prima vista sembrerebbe rappresentare una grande opportunità di massimizzazione dei CPA.

Cosa temono i retailers?

Il successo del modello di business di un retail service si fonda essenzialmente sul rapporto di fidelizzazione stabilito con i propri clienti e sulla capacità di gestione del CRM. Il nuovo servizio di Google potrebbe sicuramente aumentare le transazioni, ma anche creare un distacco netto tra retailer e clienti, trasformando di fatto l’utilizzo di un servizio di visibilità in possibilità unica per convertire la vendita. In poche parole il buy button rischia di essere una mediazione ingombrante, che acquisto dopo acquisto si sostituisce al brand del retail. Senza contare il possibile overload di ordini e dunque il conseguente tilt di gestione del magazzino di cui Google non ha alcuna responsabilità, che in caso di disservizio ricade tutta su chi gestisce la logistica.

La strategia di Google

Ma è ragionevole pensare che Google non sfiderà mai (almeno apertamente) il mondo retail, e la ragione è semplice… i retailers sono clienti, soprattutto clienti Adwords. Danneggiarli significherebbe a lungo termine minare decisamente gli introiti derivanti dall’advertising.
E’ per questo che sempre secondo il Wall street Journal, Google permetterà, attraverso il servizio di Google Shopping , anche la sottoscrizione ai programmi di newsletter gestiti direttamente dai singoli retail. Inoltre fornirà landing page merchant branded, che daranno la possibilità di acquistare più prodotti offerti dallo stesso rivenditore. Anche i dati della carta di credito, che saranno salvati per acquisti futuri, resteranno ai fornitori dei prodotti. In pratica il vero obiettivo del buy button non è competere con le piattaforme di Amazon, Ebay, etc.; bensì con il traffico che essi e gli altri servizi di e-shopping generano, convertendo le SERP in ecosistemi versatili, e il processo di acquisto è solo parte dell’impianto strategico globale.

La strada sistemica, per il controllo dei mobile users

Anche questa volta il fulcro sembra essere il controllo economico del mobile market, gli smartphone diventano sempre più HUB capaci di generare revenue per gli operatori, e servizi complessi per gli utenti. A tal proposito sempre il WSJ sottolinea la grande attenzione che Google sta impiegando per integrare al meglio questo servizio nelle mobile SERP. La spiegazione è che “Mobile commerce” e “mobile payment” rappresentano i trend più dirompenti dei prossimi anni, e controllarli vuol dunque dire anche garantirsi un posto di primo piano nel mercato digital del futuro.
Un controllo che Google tenta di esercitare in maniera inedita per la sua storia, che infatti (dopo l’insuccesso di Google+ e la strategia poco definita di Google Wallet) cambia strada e decide di virare verso la scelta sistemica. Ovvero, non un altro brand, non un prodotto aggiuntivo… ma un’integrazione! Un semplice button da aggiungere alle SERP che restano tutt’ora, il veicolo di traffico più potente che Google ha a disposizione.
Una scelta che è in linea anche con le ultime tendenze del mercato digital. Facebook ad esempio ha messo decisamente uno stop all’aumento delle app (in particolare dopo l’insuccesso di Paper e l’introduzione degli Instant Article) YouTube integra la musica e Spotify i video, mentre è a parte il caso di APPLE da sempre incline alla logica di creare sistemi chiusi.
Probabilmente il mobile market sta avendo il grande merito di palesare le caratteristiche del consumatore digitale, non più legato ai singoli prodotti, ma ad un’experience globale e cross service.

Leo Mauriello

Leo Mauriello

I'm characterized by a great curiosity, that drives me to achieve important goals and new challenges. I'm a web and digital marketer mainly focused on digital strategy and social advertising with design, programming and digital analyst skills.

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