TrendsLavoro, come trovarlo usando i social network

Titty Paternoster7 anni ago7 min

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Il lavoro, per chi ha la fortuna di non essersi laureato in comunicazione, è associato alla vita seria, allo stipendio e al guadagno.
Lavoro e stipendio, per chi si è laureato in comunicazione, invece, sono associati solo a ceri accesi sotto statue di svariati Santi e alla cura della propria immagine sui social network.
Purtroppo però, i proprietari di casa insistono per avere un assegno mensile e non una dissertazione sulla scuola di Francoforte e di come sia possibile ritrovarne le tracce nell’ultimo film di Christopher Nolan.
Il che non è vero, ma l’abilità di un comunicatore sta nel far credere cose a caso.

Per pagare l’affitto, quindi, chi ha imparato un sacco di cose interessanti – ma non applicabili – deve dedicarsi all’accensione di ceri e alla cura dei social network.
Entrambe le attività, però, presentano delle problematiche, per la prima:

  • devi offrire dei soldi (che non hai perché non hai un lavoro)per accendere una candela;
  • potresti essere tacciata di idolatria e quindi non ricevere la grazia.

La seconda prevede un impegno assurdo di tempo e capacità mentali.
Perché è risaputo che tutti i laureati in comunicazione sono seguiti assiduamente da tutte le società/reparti/esperti di comunicazione che fremono dalla voglia di assumerli.

Visibilità e contatto, il profilo LinkedIn

Poniamo il caso che tu stia cercando lavoro e che per usare al meglio questo social ti sia letto mille articoli con titoli che vanno da: “le 10 mosse per migliorare il tuo profilo” a “le 10 mosse per essere assunto” per finire con “le 10 mosse per far sì che qualcuno legga il tuo nome”.

Da queste interessanti letture ti sei reso conto che le società, pure quelle su LinkedIn, hanno ancora la strana abitudine di aspettare l’arrivo dei curricula e quindi hai desunto che per poter trovare lavoro è necessario contattare l’azienda, e nella fattispecie qualcuno che lavora nella stessa.

Tutti i mille articoli di cui prima ti consigliano anche di personalizzare il messaggio di contatto e di ringraziare chi lo ha accettato, cercando di infilarci dentro una presentazione professionale.

Se non fosse per questi articoli illuminanti non ci saresti mai arrivato: quando mai qualcuno deve proporsi? E perché farlo bene?

Facebook o se non hai facebook non inviare il CV

Spesso il comunicatore legge questa richiesta negli annunci di lavoro.

Pare che ai recruiter interessi cosa hai mangiato la sera prima, come ti vestivi durante il liceo e quale battuta di Lercio ha meritato la condivisione.

Certo, se gestisci una pagina ha senso indicare quella pagina, ma se invece devi usare Facebook come ulteriore vetrina del tuo curriculum, allora preparati ad essere nascosto da tutti i tuoi amici. Sempre che non lo abbiano già fatto perché stufi di vedere cosa mangi.

Twitter, dimmi che segnali e ti darò un lavoro

Tra i social è il più impegnativo: devi diventare autorevole, commentare, pubblicizzare link interessanti.
Essere presente, pena la perdita di retweet.
Di certo i recruiter andranno a leggere tutti i tuoi tweet, perché ne hanno il tempo.

Il lavoro 2.0 ti viene a cercare se ti crei “la reputazione”

La reputazione on line è quella cosa per cui se posti su facebook, linkedin e twitter – sempre in maniera differente, ché mica son strumenti uguali – prima o poi qualcuno ti nota.
Se sei un comunicatore, riceverai una grande pacca sulle spalle e dei complimenti.
E chissà, magari il padrone di casa preferisce quelli alle idee di Adorno.

Titty Paternoster

"La vita è piena di miserie, solitudine e tristezza e per di più dura troppo poco" (Woody Allen) Scrivere, progettare e intervistare sono le mie passioni, ma riesco meglio nel bere, mangiare e guardare serie TV.

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