TrendsSelfie: le invasioni di duck face, sparrow face e fish gape

Titty Paternoster Titty Paternoster5 anni ago7 min

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I selfie sono un fenomeno mondiale, ancorché imbarazzante. Sì, c’è qualcosa di questa pratica che indispone, a cominciare dall’impossibilità di assegnare un genere univoco alla parola che descrive questo fenomeno.
L’Accademia della Crusca parla di “fase di incertezza riguardo al genere grammaticale”, poiché l’homo social usa indistintamente la parola “selfie” sia come sinonimo di fotografia che di autoscatto.
Nel 2013 la parola “selfie” è stata eletta parola dell’anno dagli Oxford Dictionaries e definita: “A photograph that one has taken of oneself, typically one taken with a smartphone or webcam and shared via social media”.
Una fotografia, dunque. Questo dovrebbe togliere ogni dubbio circa il genere, eppure in Italia è molto più diffuso l’utilizzo dell’articolo maschile, per motivi, forse, di assonanza con altri inglesismi contenenti la parola “self”.

Selfie, scatto dunque condivido

Al di là della questione grammaticale, che pure è affascinante, e partendo da questa, si definisce il selfie la foto realizzata da soli con uno strumento digitale e poi postata sui social media.
La condivisione è tutto, un selfie non condiviso non esiste o è un semplice autoscatto. Per questo, come nota uno studio portato avanti da ricercatori brasiliani e coreani, dal 2012 al 2014 la quantità di selfies su instagram è aumentata di 900 volte.
Un altro studio, portato avanti da ricercatori dell’Università Bicocca e Cattolica, si concentra più sull’aspetto psicologico: qui si cerca di capire perché si fanno i selfie, se ci sono differenze tra uomini e donne e che personalità hanno i selfisti.
Entrambe le ricerche hanno dimostrato che le giovani donne sono le selfiste più accanite e che ci si fa i selfie per essere apprezzati su instagram, facebook e twitter.

Chi si spara un selfie su instagram, facebook e twitter spera di ricevere commenti positivi e nel contempo ha una grande paura di quelli negativi, in particolare se provengono da persone vicine.
Partendo da questa considerazione, non si capisce il perché dell’esistenza di fenomeni quali la duck face, la sparrow face e l’ultimissima fish gape.

Selfie, oltre la duck face c’è di più

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Quando la faccia a papera o a passero o a pesce non soddisfa più, la mirabolante mente umana interviene e fa partorire idee sempre più geniali: un bel selfie sui binari del treno o accanto a un orso.
No, non sono binari morti oppure orsi in gabbia, sono proprio foto scattate su binari funzionanti, tra il passaggio di un treno e l’altro, e in parchi nazionali, dove gli orsi girano liberi.
Pratiche fortemente pericolose: mettiamo che sei in viaggio e hai diverse coincidenze da prendere e il treno investe l’escrescenza umana dello smartphone, allora, probabilmente tu dirai addio al tuo importantissimo appuntamento e il treno dovrà fermarsi finché non saranno raschiati via gli ultimi resti di un glorioso selfie.
Ancora, se sei un orso chiuso in un parco e sei anche in via di estinzione, l’ultima cosa che vorresti è essere abbattuto perché i possessori di bastone da selfie scattano foto e poi si fermano lì accanto a te e ai tuoi cuccioli per aggiustare i filtri di Instagram.
Son problemi seri i ritardi dei treni e l’estinzione degli animali.
Salva un orso e sii il paladino dei quadri orario: scegli uno qualunque degli animali che vuoi e torna a popolare le bacheche virtuali di scatti fatti da casa tua o dal bagno di un locale.

Titty Paternoster

Titty Paternoster

"La vita è piena di miserie, solitudine e tristezza e per di più dura troppo poco" (Woody Allen) Scrivere, progettare e intervistare sono le mie passioni, ma riesco meglio nel bere, mangiare e guardare serie TV.

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