TrendsReactions di Facebook, engagement emozionale o advertising?

Titty Paternoster5 anni ago9 min

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Reactions è la risposta di Facebook all’annosa richiesta dell’utente facebookiano medio: il tasto “non mi piace”. Conoscendo l’attitudine tutta umana verso la critica non supportata da alcuna argomentazione, è altamente probabile che qualche genio di Harvard abbia richiesto la presenza del tasto “dislike” già alla nascita di Facebook, nel lontano 2004.

Facebook e il tasto dislike ( o non mi piace)

Sostenitori del tasto “non mi piace” rendetevi conto che il suddetto non vedrà mai la luce su Facebook, ed è ora che ve ne facciate una ragione.

In maniera del tutto inaspettata, Zuckerberg ha avuto la strana idea di creare una piattaforma social che rendesse l’esperienza dell’utente più piacevole possibile, dove tutti potessero essere protagonisti di un bellissimo “one-man-show”. A eccezione dei misantropi, una pagina (personale o di brand) piena di “dislike” non appare gradevolissima, e anche se tutti sappiamo che è impossibile piacere a ogni esponente della nostra razza, nessuno vuole ammettere di poter essere antipatico e spiacevole.

L’ego umano già mal sopporta i due di picche dati in intimità – e la colpa non è mai nostra, è sempre lui o lei a essere gay o lesbica – figuriamoci quelli visibili worldwide.

Reactions, le emoji empatiche. Engagement e advertising

reactions di facebook emoji

Stabilito che Zuckerberg abbia ben compreso l’animo umano, e che voglia modestamente connettere il Mondo (a Facebook, come fa notare Fabio Chiusi), la risposta più ovvia allo sviluppo prospettico di questo social è Reactions, un insieme di sette emoji che rappresentano altrettanti sentimenti: piacere, amore, gioia, comunione, stupore, tristezza e rabbia.

Con Reactions, Facebook raggiunge tre importanti traguardi:

  • Risponde all’esigenza degli utenti di esprimere quel che pensano con un solo click;
  • Permette una più precisa profilazione degli utenti, con conseguente aumento di efficacia dell’advertising;
  • Migliora la vita di molti Social Media Manager nell’analisi del sentiment.

Il risultato è una maggiore profilazione dell’utente, che per essere contento guarda solo ciò che lo rende allegro e meno ciò che lo fa arrabbiare o gli procura tristezza.

Questo non solo si traduce in pubblicità mirate, ma anche in un eccessivo narrowcasting che andrà, per forza di cose, a diminuire la già infima capacità critica dell’essere umano medio. Leggere solo ciò che piace priva del contraddittorio e del dubbio, che poi è la base della conoscenza cartesiana. Il dubbio, la lettura dell’argomentazione a sfavore delle nostre convinzioni, il cogito ergo sum, sono impliciti nello scontro con l’altro; ma se in Facebook – causa emoji – vieniamo a contatto solo con il nostro simile, immoliamo la nostra capacità di lettura critica sull’altare dei dogmi delle nostre convinzioni.

La perdita di ogni dubbio, però, rafforza l’engagement: se altri la pensano come noi, di certo non sbagliamo; se altri la pensano come noi, abbiamo trovato la verità e dobbiamo imporla e diffonderla, anche se poi resta limitata nel piccolo orticello della nostra timeline; se altri la pensano come noi dobbiamo rinnovare la forza delle nostre affermazioni con l’uso del giusto emoji.

Reactions, il linguaggio globale che si sviluppa sul mobile

Scrivere è difficile, e anche se internet e i suoi vari strumenti hanno permesso a tutti di farlo…

In più il tempo si è contratto, nel web l’azione immediata necessita di una reazione subitanea.

E per finire, per essere visibili dobbiamo postare – dell’importanza della visibilità se n’è parlato altrove – ma non c’è molto tempo, così fioriscono condivisioni o retweet muti.

Ma l’homo social non si sente appagato dalla mera condivisione, deve far conoscere la sua opinione, anche se non vuole o non può spiegarla. Per ovviare a questa mancanza, quindi, ecco arrivare le emoji di Reactions che, come dice Techcrunch, sono immediate, comprensibili da tutti (perché già presenti in Path e Buzzfeed) e adattissime al mobile. Insomma, il nuovo “esperanto” viaggia sul telefono e trova la sua grammatica fondante in Reactions, che in sole sette faccine condensa esperienze, sentimenti e significati condivisi in tutto il mondo (raggiunto da internet).

Scrivere, commentare, argomentare sono azioni pericolose: mettono (o dovrebbero) mettere in moto il cervello e far sorgere dubbi; azioni scomode che fanno perdere tempo, soprattutto se ci si connette dal telefono.

Per fortuna, reactions ci salverà con le sue magiche emoji, ci permetterà di esprimere il nostro (insindacabile) giudizio e di condividere qualcosa senza molte parole, ma con sette faccine in più.

Titty Paternoster

"La vita è piena di miserie, solitudine e tristezza e per di più dura troppo poco" (Woody Allen) Scrivere, progettare e intervistare sono le mie passioni, ma riesco meglio nel bere, mangiare e guardare serie TV.

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