TrendsRuqia Hassan: la libertà passa dai social

Livia Del Pino Livia Del Pino3 anni ago6 min

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I social sono un’arma. Ma al servizio di chi? Del bene o del male? Di sicuro sono un potente veicolo di informazioni e un mezzo di espressione ineguagliabile. Secondo l’Antico Testamento “la penna ferisce più della spada”: oggi si parla di tastiere e connessioni internet. Le opinioni e le speranze sono pericolose. Per questo Ruqia Hassan è stata uccisa dall’Isis.

Nisam Ibraihm: Ruqia Hassan per la sua terra

Ruqia Hassan era una giornalista indipendente di Raqqa, la città siriana considerata oggi come la capitale dell’ISIS. Aveva studiato filosofia ad Aleppo e si era opposta al regime di Bashar al-Assad nel 2011. Ma come non lasciò allora la sua città natale, non lo fece dopo, quando il Daesh la occupò. Con lo pseudomino di Nisam Ibrahim pubblicava articoli sulla vita della città sotto la dittatura dello Stato Islamico. È scomparsa lo scorso luglio ed è stata uccisa a settembre, accusata di spionaggio. Ma si è saputo solo questa settimana. La prima giornalista donna ammazzata in Siria dagli jihadisti.

Facebook: la dignità di un post

Sul suo profilo Facebook Ruqia Hassan condivideva osservazioni e speranze. Dalle traduzioni che si trovano online, le parole della trentenne sembrano liriche e leggere, segnate da malinconia, invidiabile ironia e capacità di immediatezza. Ma anche coraggio e asciutto realismo. Quando il 15 luglio la Coalizione bombarda l’ISIS, lei affida a Facebook una preghiera: “Che Dio protegga i civili e si prenda il resto”. Così la vita a Raqqa passa attraverso le parole di Ruqia.

“Le persone al souq [il mercato] sembrano onde che si scontrano una contro l’altra… non perché sono tante… ma perché i loro occhi sono incollati al cielo… i loro occhi si muovono al di sopra della paura e i loro corpi si muovono inconsciamente al di sotto…”

L’ultimo post è datato 21 luglio ed esprime il sospetto di un pericolo imminente, che non spaventa, perché “loro potranno anche tagliarmi la testa, io ho una dignità”.

Social, un’arma per la difesa della libertà

Ma non è questa l’ultima attività del profilo. Dopo averla rapita e uccisa, gli jihadisti hanno continuato a servirsene in segreto, rispondendo ai messaggi privati nel tentativo di identificare altre eventuali “spie”.

Ma i social sono in grado di dare una risposta forte. In meno di una settimana i post di Twitter con l’hashtag #RuqiaHassan hanno registrato oltre 2 milioni di reach. Su Facebook è stata creata una pagina in omaggio alla giovane siriana e il suo profilo è stato subissato da messaggi di solidarietà.

Ruqia Hassan ha scritto: “Andate avanti e toglieteci internet, i nostri piccioni viaggiatori non si lamenteranno”.

La sua ironia era l’arma più forte di comunicazione e i canali social una grande e unica opportunità di diffusione. Questo è l’insegnamento che porteremo nel cuore. Grazie Ruqia.

Ruqia Hassan

Livia Del Pino

Livia Del Pino

Rifletto spesso sull'onesta reazione di Mark Twain a una domanda insidiosa: "I was gratified to be able to answer promptly, and I did. I said I didn’t know". Inseguo la conoscenza, chimera irraggiungibile, convinta che la bellezza sia proprio nel viaggio.

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