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Data#Viajosola: voglio essere libera di viaggiare e non solo…

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Ritorna il pregiudizio e si distorce la realtà, anzi la si ignora, per andare alla ricerca di ragioni stupide, motivate solo dalla motivazione “se lo sono andate a cercare”. Raccontiamo la storia di due ragazze, con un forte desiderio di scoperta, Marina Menegazzo e Maria Jose’ Coni, barbaramente uccise da due uomini qualche giorno fa in Ecuador. Una tragedia che avrebbe dovuto scatenare solo messaggi di cordoglio e di vicinanza alle famiglie delle due giovani e a tutte le donne che oggi in ogni parte del mondo si sentono sole e spaventate. E invece siamo qui a parlare dell’ennesimo caso di discriminazione. Attraverso i media, e addirittura nelle parole dello psichiatra si evidenzia il fatto che le due donne viaggiassero da sole, che si trovassero in un luogo estremamente pericoloso come l’Ecuador e poco adatto alle donne. Un delitto cruento come tanti, l’ennesimo caso di distinzione condivisa e di indifferenza verso diritti come eguaglianza e parità, che invece dovrebbero essere ormai realtà consolidata. Sarebbe rimasto tutto nel silenzio più totale, taciuto sotto la parvenza di progresso in cui viviamo ogni giorno, se una studentessa paraguaiana Guadalupe Acosta non avesse deciso di raccontare la realtà al mondo intero e di sollevare le coscienze. Ha pubblicato un post su Facebook, duro, crudo, emozionante, scritto tutto in prima persona come se a parlare fossero le due ragazze uccise: “Ieri mi hanno uccisa. Ho rifiutato di farmi toccare e mi hanno spaccato la testa. Mi hanno accoltellata e lasciata morire dissanguata. Mi hanno messa in una busta di plastica nera, chiusa con del nastro adesivo, e buttata su una spiaggia, dove mi hanno ritrovata ore dopo. Ma peggio della morte è stata l’umiliazione che ne conseguì”.

#Viajosola: la voce delle donne sui social

Il post è diventato subito virale, generando oltre 700.000 condivisioni, ma soprattutto in poche ore si è trasformato in un messaggio internazionale di lotta al pregiudizio. Ancora una volta si sceglie un canale social per diffondere un messaggio e spingere alla riflessione. Così su twitter con l’hashtag #ViajoSola, migliaia di messaggi di cordoglio, di speranza e di rabbia, per dare voce alle donne. Sembra di sentirli tutti i commenti: “Perché eri sola? Com’eri vestita? Sei andata in un posto pericoloso, che ti aspettavi?”.

Nel post Acosta condivide un’amara considerazione. “E solo da morta mi sono resa conto che per il mondo io non sono uguale a un uomo. Mi sono resa conto che morire è stata colpa mia, e lo sarà sempre”.

Queste parole provocano una fitta al cuore e un pugno allo stomaco per il loro essere purtroppo vere. Ma l’amarezza deve lasciare spazio all’azione. Voglio condividere l’appello di Acosta: “Ti chiedo di alzare la voce per me e per tutte noi donne che hanno messo a tacere, alle quali hanno rovinato la vita e i sogni”.

Il mio messaggio #Viajosola

Inutile negare quanto le diversità tra uomini e donne continuino ad essere accettate e condivise. Nonostante anni di lotte e rivendicazioni ci sono pensieri troppo radicati nella nostra cultura e che rimangono inalterati nonostante il progresso. Le donne hanno meno libertà di scelta, soprattutto quando escono fuori dai confini prestabiliti, quando si allontanano da canoni condivisi dell’essere moglie, mamma e poi nonna. Se una donna vuole essere altro, allora forse è solo zitella, repressa o ancora peggio una poco di buono. Ed è così per qualunque donna non si pieghi all’obbligo di seguire un percorso convenzionale. Ma forse oggi una piccola speranza esiste, e non possiamo individuarla né nella politica né nella società civile, ma nella consapevolezza delle donne, e anche nel loro utilizzo degli strumenti social. Canali che oltre all’esibizionismo ostentato, possono diventare mezzo di condivisione e magari anche di attivismo politico e sociale.

Anch’io voglio condividere il mio messaggio per queste due donne che non ho mai conosciuto, per il loro entusiasmo e per il loro sacrosanto desiderio di libertà.

#Viajosola perché domani vorrei che mia figlia scoprisse il mondo in totale libertà, e che vedesse nell’altro solo un’opportunità…

Michela Di Nuzzo

Michela Di Nuzzo

« Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire». - Fernando Pessoa Giornalista e co-founder, vivo il digital come imprenditrice e appassionata. Percepisco il cambiamento come un'opportunitá mai una minaccia. Occhi spalancati e orecchie aperte, sempre pronta alla condivisione, la chiave di ogni evoluzione.

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