DataFacebook e la strategia dello sperpero: l’analisi delle tre utopie

Leo Mauriello Leo Mauriello6 anni ago8 min

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[span class=”slogan”]#facebook sublimazione di un #businessmodel vincente[/span]

Facebook: 10 anni fa nasceva la rivoluzione social!

Facebook schiudeva le porte ad un mondo inedito e per i più inimmaginabile.
E come in tutte le rivoluzioni, le cose accadono in fretta: tool sempre nuovi, sviluppo dei profili, pages, ads, il primo milione di iscritti e poi i primi 5 milioni, i primi facebook-dipendenti, e anche i primi prodotti FBcloni. Tutto si sussegue nel giro di pochi anni semplicemente distruggendo tutto il resto, o costringendolo a rinnovarsi, vedi MySpace.
La corsa sembra inarrestabile, tanto che facebook può seriamente dirsi il primo social “Senior Friendly”. Piace agli over ‘50, che riescono a tenersi in contatto con amici e parenti e spesso anche a curiosare nella vita dei figli, ma in modo discreto e distaccato. Beh… fin qui sembra tutto lineare e logico, uno straordinario caso di business e di rivoluzione digitale, senza ombre e senza incoerenze. Eppure la storia insegna che i sistemi non girano nello stesso verso per troppo tempo.
Facebook ha attraversato in maniera non visibile ai più (poiché del tutto caotica e contemporanea) ben tre utopie nello sviluppo del suo modello di business.

Utopia 1: la privacy non è un problema, facebook come una piazza virtuale

“The age of privacy is over” è stato l’imperativo del primo Facebook, con strumenti sempre più al limite dell’invasione, tra cui il “monitoraggio di conversazioni a scopo adv”, sfide alle legislazioni dei governi e policy pubbliche da dover accettare talvolta incomprensibili.
Tutto sommato per il Social più blasonato al mondo è una guerra ufficialmente senza vittime. Ma a voler guardare i dati, il danno di questa crociata è stato incalcolabile. Gli utenti che a scopo difensivo prima si sono imbarcamenati tra mille impostazioni e settaggi dei profile, hanno ad un certo punto semplicemente cambiato i propri comportamenti digitali! Oggi per facebook va di moda l’aggettivo “piazza virtuale”…  dunque pochissimi credono ancora di essere liberi di comunicare senza filtri.
Una consapevolezza che facebook ha indotto con il suo estremismo senza volerlo, limitando la comunicazione di pancia e dimezzando il valore dei dati sensibili a disposizione.

Utopia 2: il target non esiste, per il divertimento meglio Netflix

Facebook si diceva è un po’ come la televisione Italiana, è generalista… tutti la frequentano, tutti un po’ la guardano anche se non la digeriscono!
Eppure la televisione generalista oggi ha i capelli grigi, e ad un certo punto la inizi a fruire con disincanto, ma se vuoi divertirti sul serio cambi piattaforma: Netflix, PayTV, YouTube… ti danno quell’intrattenimento qualificato, che ti coinvolge maggiormente. Da qui l’utopia 2: quanto è cool un social frequentato da tutti, ma realmente apprezzato da nessuno? Una domanda che getta qualche ombra per il futuro!

Utopia 3: l’adv crescerà per sempre

Le previsioni di crescita del comparto ADV di Facebook sono da sempre sbilanciate all’eccesso. I ritmi di crescita impressionante dei primi due/tre anni di vita della piattaforma ADS, hanno regalato l’illusione di una miniera d’oro infinita. Ma imprevista ad un certo punto arriva la frenata: (2009) prima l’automotive made in USA poi altri mega-brand a ruota, riconsiderano gli investimenti sulla piattaforma (non riducendoli, ma frenandone la crescita annuale). Il perché è direttamente collegato alle altre due utopie: tutti usano facebook e tutti lo adottano per le inserzioni, quindi come può il mio brand differenziarsi?
Semplice… restando ai margini del bombing di ads che ogni giorno vediamo sparsi sulle bacheche e la contromossa di Facebook, incrementare ulteriomente gli spazi adv, non sembra adeguata.

La strategia dello sperpero: Instagram, What’s App, Snapchat

“Tre utopie che secondo me spiegano in maniera eclatante l’insuccesso dello sbarco in borsa”.

Chiudo la carrellata su questi primi 10 anni social tornando al titolo “la strategia dello sperpero”. Il modello di business di facebook è oggi sublimato in mille attività di matrice completamente opposta. Da un lato si cerca di focalizzare il business inglobando all’interno della UX di Facebook tutta la vita digital degli utenti:  Paper, l’OS Facebook Home, Facebook search, gli hashtag e i trend; dall’altro si estende il mondo facebook a mondi affini e disomogenei, come in un’espansione imperialistica di tutti i settori digital: Facebook Camera, FB Messenger, Pages Mobile, l’acquisto di Instagram e What’s APP, il tentato acquisto diventato poi il tentativo di copiare Snapchat

Insomma facebook nasce e si sviluppa con mille potenzialità, ma adesso a “soli” 10 anni di vita è giunto il momento di crescere, di scegliere come tutti gli adulti una personalità chiara entro cui riconoscersi, per acquisire quell’autorevolezza che sa sganciarti dalle mode e dai fenomeni passeggeri.

Leo Mauriello

Leo Mauriello

I'm characterized by a great curiosity, that drives me to achieve important goals and new challenges. I'm a web and digital marketer mainly focused on digital strategy and social advertising with design, programming and digital analyst skills.

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