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DataLa realtà aumentata, il futuro è big data

Leo Mauriello Leo Mauriello5 anni ago11 min

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#RealtàAumentata e @BigData analisi di un probabile prossimo futuro

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2014 Google Glass debutta in Europa con la fase explorer

…ci siamo quasi, ciò che è stata fino ad adesso la nostra idea di realtà sta definitivamente per cambiare, e la nostra possibilità di interagire con il mondo, sta per diventare solo l’ombra dell’ hyper-futuro.

La realtà Aumentata e il super-sguardo

La realtà aumentata (AR) è una visione diretta o indiretta del mondo reale integrata da suoni, video, grafica e dati GPS, grazie a connessioni real time tra sensori e tech-devices.  L’AR è inoltre legata a doppio filo con il concetto di realtà mediata, ovvero una sorta di super-sguardo, che rende l’ambiente in cui si opera, semantico e funzionale all’interazione uomo ambiente (HEI). Concettualmente si tratta di una vera e propria rivoluzione rispetto al tema dell’ “Interazione Uomo Macchina o Uomo Computer” (HMI / HMC), che ha dominato per decenni gli studi di ergonomica ed interface.
Rivoluzione possibile anche grazie ai processi industriali che da circa 50 anni  lavorano per la micronizzazione dei dispositivi e dei computer, riducendone le dimensioni fino a determinare la loro completa scomparsa. Ma paradossalmente aumentandone l’importanza, grazie alla loro ormai completa immersione nei sensi.

Dalla realtà aumentata alla hyper realtà

La rivoluzione ovviamente (che è appena al suo avvento) non è solo concettuale ma capace di influire con decisione sulla nostra vita quotidiana, e le applicazioni tecniche sono già innumerevoli: medicina, robotica, sport/fitness, shopping, turismo, fruizione multimediale, geo-localizzazione, video-arte. Ma fin dove possiamo spingerci con l’immaginazione? Cosa possiamo delineare per la nostra prossima futura “vita aumentata”?
Una possibile e interessante risposta viene dall’arte e precisamente dal digital artist Keiichi Matsuda, che nei suoi video e mini film – surreali- ipotizza uno scenario completamente mediato, dove non solo è possibile integrare la realtà con i big data, ma addirittura manipolarla, trasformando lo spazio circostante in elemento funzionale, ad esempio uno spazio pubblico può diventare velocemente postazione di lavoro, grazie a desk, schermi e office tool virtuali.

Una visione della realtà aumentata che tende ad estendere la nostra memoria, i nostri bisogni e le nostre necessità nell’UX che diventa la nostra digital aura, Matsuda definisce questo scenario hyper realtà. Si  descrive  dunque, non solo un futuro iper-informativo, ma anche capace di ridefinire completamente la relazione tra i saperi. Nel prossimo domani, designer, developer, architetti, analyst non potranno più lavorare chiusi nella propria nicchia di competenza, ma saranno costretti a relazionarsi mixare, evolvere e sicuramente trasformare il proprio lavoro, per adattarsi ad un contesto completamente mutato, dove ogni informazione è importante ed é parte di un big data universale e sempre disponibile.

Realtà Virtuale vs Realtà Aumentata = Oculus vs Glass

Quella di Keiichi Matsuda può sembrarvi una visione un tantino avveniristica? Beh date un’occhiata al progetto Oculus, un visore 3d capace di catapultarvi istantaneamente nella realtà virtuale. Si tratta di un device più immersivo, potente e profondamente diverso dai Google Glass.

Oculus

Mentre i Googe Glass nascono con l’obiettivo di mediare il reale,  Oculus è una nuova manifestazione dell’idea proto-web di generare una realtà parallela e diversificata grazie alla tecnologia. Eppure i due progetti seguono un percorso non del tutto divergente, ma in alcuni aspetti si autoinfluenzano.

La realtà virtuale è infatti una prospettiva accattivante ma (non me ne vogliano i deterministi) basata su un assunto discutibile: ovvero la tecnologia come deus ex machina del mondo e non come strumento. Allo stesso modo i Glass hanno il limite di concentrarsi principalmente su un senso “lo sguardo” e su un eco-sistema tecnologico già predeterminato (quello web) e non maturo dal punto di vista dell’ AR, perdendo di fatto parte della capacità di “scomparire” e diventare parte della vita quotidiana.

Big Data e hyper culture

C’è però bisogno di un’ultima domanda fondamentale per concludere la nostra riflessione: di cosa ha ancora bisogno la tecnologia della realtà aumentata, per diventare finalmente parte della realtà sociale e della vita quotidiana?
Per rispondere a questa domanda, torniamo alla materia prima della realtà aumentata: i dati.
AR infatti, significa essenzialmente sovrapporre al mondo circostante informazioni complesse; e se da un lato possiamo affermare di essere nell’era del big data, e quindi di avere materia informativa a sufficienza; dall’altra dobbiamo ammettere di essere ancora poco esperti nel loro utilizzo sociale e concreto.
Utilizzare dati complessi vuol dire avere software, sistemi, applicazioni concrete e studiate ad hoc, capaci non solo di matchare i dati ma anche di interpretarli simultaneamente mettendo in gioco tutte le competenze e i saperi necessari. Parliamo di un gap evolutivo, che per essere colmato ha bisogno dell’industria e del fund raising, che però non può ancora contare su possibilità di monetizzazione e sfruttamento di massa di questo nuovo ecosistema. Un eco sistema con enormi potenzialità anche dal punto di vista dell’advertising, che diverrebbe totalmente contestuale, misurabile e personalizzato, sancendo l’inizio di una nuova era per il digital marketing.  …ci siamo quasi, ciò che è stata fino ad adesso la nostra idea di realtà sta definitivamente per cambiare, e la nostra possibilità di interagire con il mondo, sta per diventare solo l’ombra dell’ hyper-futuro..

Leo Mauriello

Leo Mauriello

I'm characterized by a great curiosity, that drives me to achieve important goals and new challenges. I'm a web and digital marketer mainly focused on digital strategy and social advertising with design, programming and digital analyst skills.