DataKickstarter apre all’Italia, ma il cambiamento passa dal “Fare Rete”

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Il #crowdfunding sarà di casa, @Kickstarter arriva in Italia. Dal 2009 ad oggi, il sito ha cumulato 1,8 miliardi di dollari in finanziamenti per 87mila progetti. Gli utenti che hanno supportato almeno una iniziativa sono 8,8 milioni.

Ci siamo occupati più volte del tema Crowdfunding in particolare dedicando ampio spazio a piattaforme come Indiegogo e Kickstarter, e proprio di quest’ultima vogliamo parlare. Annunciato il lancio anche in Italia, tredicesimo paese, dopo Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Danimarca, Norvegia, Svezia, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda e insieme all’Italia partiranno anche Austria, Belgio, Lussemburgo e Svizzera, Kickstarter diventa un vero e proprio sistema di connessione mondiale.

Kickstarter apre all’Italia: la rivoluzione democratica

kickstarter italia

Abbiamo analizzato e condiviso il progetto di Skiddi che ha usato questa piattaforma, sfruttandone tutte le potenzialità a livello di comunicazione e di capacità di coinvolgimento di un pubblico internazionale. Proprio in quest’ottica Kickstarter apre all’Italia, espandendo sempre più raggio di azione e mercato potenziale, ma a mio avviso anche la possibilità di inglobare le peculiarità e le potenzialità di ogni singolo Paese con il relativo patrimonio di conoscenze. Infatti dalle parole del Ceo, l’ex giornalista musicale Yancey Strickler nella sua intervista su Wired, è chiaro l’obiettivo:

“Credo in realtà che il nostro modello di finanziamento, e in generale il crowdfunding, sia molto familiare sia ai creativi italiani che, in generale, alla popolazione. In fondo, non è forse quello che si faceva nel corso del vostro straordinario Rinascimento, penso per esempio ai Medici di Firenze? Certo, internet ha trasformato questo meccanismo di mecenatismo portandolo nella contemporaneità e allargandone la base, prima riservata a un signore o un sovrano. Ma chi lavora nell’ambito culturale lo conosce bene. Specialmente gli italiani”.

Una piattaforma universale che valorizza la cultura locale per plasmarla e integrarla con un mood internazionale. Si percepisce anche dalle parole di Julie Wood, responsabile della comunicazione per Kickstarter, che sul Sole 24 Ore racconta di come sarebbe stata incompleta una piattaforma senza il gusto italiano in particolare in categorie come design e food.

Il crowdfunding e Kickstarter, impariamo dalla Silicon Valley

Nel coinvolgere il Paese Italia non c’è solo l’obiettivo di creare valore per la comunità internazionale, ma il sistema Kickstarter potrebbe incentivare la Rete e le connessioni all’interno del Paese stesso. E noi italiani ne abbiamo un gran bisogno! Il nostro grande problema è sempre stato creare connessioni e collaborazioni e anche tra gli startupper c’è questo enorme problema. Fare Rete. Perchè noi italiani continuiamo ad emigrare, guardiamo alla Silicon Valley con occhi sognanti ed è vero siamo tutti d’accordo che il sistema fiscale, gli incentivi governativi ci sono e sono più importanti dell’Italia, ma vorrei ricordare a tutti le parole di Massimo Chieruzzi, startupper in America:

“Dovremmo imparare a fare sistema. In Silicon Valley è fondamentale fare networking, espandere la propria rete di conoscenze ed aiutarsi a vicenda ad avere successo. Il successo altrui è considerato un bene per l’intera community, mentre in Italia è spesso visto con invidia. Chi ce l’ha fatta sente quasi un dovere morale nell’aiutare le nuove leve ad avere altrettanto successo. Non importa se si fallisce, l’importante è continuare a provarci e ad innovare affinché l’intero sistema e il mercato crescano”.

Non mancano solo gli incentivi e la semplificazione della parte amministrativa, noi italiani e in particolare noi startupper dovremmo recuperare lo spirito di collaborazione, perchè è solo nell’unione di forze e competenze che il successo va oltre il miraggio e si traduce un’azione quotidiana concreta. Nuovi strumenti come Kickstarter possono essere grandi occasioni di cambiamento, però solo se unite ad un forte cambio di prospettiva e di atteggiamento collettivo.

Michela Di Nuzzo

Michela Di Nuzzo

« Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire». - Fernando Pessoa Giornalista e co-founder, vivo il digital come imprenditrice e appassionata. Percepisco il cambiamento come un'opportunitá mai una minaccia. Occhi spalancati e orecchie aperte, sempre pronta alla condivisione, la chiave di ogni evoluzione.

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