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DataBrexit: aziende tech e startup dicono NO

Giulia Baroni Giulia Baroni2 anni ago9 min

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foto da The Guardian

Brexit. Questa parola non ha di certo bisogno di molte spiegazioni, ma per chi non ha familiarità con il termine, è l’abbreviazione di “Exit britannica”. Da cosa? Dall’Unione Europea.

Il 23 giugno infatti, 64.597.000 inglesi saranno chiamati alle urne per votare un importante referendum e decidere se il Regno Unito debba lasciare l’Unione Europea. In questi giorni i dibattiti hanno invaso tv e giornali, tonnellate di argomenti e punti di vista diversi. Ma che cosa accadrebbe al settore della tecnologia e, soprattutto, cosa cambierebbe per le startup in caso di Brexit?

Londra: una startup e hub multiculturale

Nel settore tecnologico e delle startup di Londra non ci sono dubbi: la risposta è NO. Secondo un sondaggio di Tech London Advocates, l’87% degli appartenenti al settore vogliono rimanere in Europa, il 74% crede che la Brexit renderebbe più difficile per le imprese tecnologiche di Londra attrarre investimenti e, il 70%, che l’uscita dell’Ue danneggerebbe la reputazione di Londra come polo tecnologico e leader mondiale del settore.

Grandi numeri. Secondo Gary Stewart, direttore inglese di Wayra (startup accelerator) “le startup andranno sempre nei luoghi dove avranno la migliore possibilità di successo”. Londra, secondo Christian Hernandez, managing partner presso White Star Capital, è il posto migliore per accedere al capitale ma in caso di Brexit “potrebbe essere meno doloroso per i fondatori delle startup, semplicemente far crescere le loro aziende in Estonia, Stoccolma o ovunque si trovino già – e fare in modo che persone come me, vadano al di fuori dei loro confini nazionali alla ricerca di talenti internazionali”.

Riflettori puntati su Londra dunque, perché la City inglese è la casa di molti creativi provenienti da tutto il mondo. Con più di 200 lingue parlate per le strade, come potrebbe Londra mettere in difficoltà i talenti stranieri che ogni anno volano lì per tentare di fare la differenza?

Melinda Nicci, fondatrice e CEO di Baby2Body, startup con sede a Londra, dice che il suo “team tecnico è sloveno, il mio direttore operativo è brasiliano, il mio editore è degli Stati Uniti e il nostro presidente è tedesco… Se si desiderano le persone migliori è necessario essere in grado di attingere dalla più grande piscina di talenti. E tra i britannici c’è una massiccia carenza di persone specializzate in tecnologia”.

Regolamentazione Ue, chi pagherà il prezzo?

startup britain
Foto da Telegraph http://bit.ly/28ILkO6

Oltre ai talenti, c’è la questione dei regolamenti. Attualmente, tutte le startup inglesi stanno seguendo gli standard europei, soprattutto quelli inerenti i Dati, cruciali per qualsiasi nuova attività e tutte le loro attività sono standardizzate in base al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati.

Questo non può essere ignorato, soprattutto perché i sostenitori del “Sì” all’uscita non stanno fornendo una vera alternativa ai regolamenti e agli standard europei. E per quanto riguarda i diritti intellettuali? C’è una normativa europea anche per quello: essere fuori deall’Ue e creare un altro registro significa solo una cosa, ovvero che le startup ne pagheranno il prezzo, molto alto secondo Arty Rajendra IP litigator a Rouse. “Tali diritti – ha dichiarato Rajendra – dovranno essere registrati di nuovo nel Regno Unito, un costo iniziale che la maggior parte delle grandi aziende ingoierà ma che per le aziende più piccole, sarà vero dolore”.

E permettetemi di dire una cosa: c’è il fattore sogno. Uno startupper per prima cosa è un sognatore. E Londra, con più di 600 mila nuove imprese, è la città dove i sogni possono avverarsi. Classificata da European Digital City Index come la città numero uno in Europa per il sostegno alle startup e scale-up, la Brexit incarna l’opposto di tutto questo.

È contro il progresso, contro gli ambienti multiculturali e le idee, contro la libertà, in un momento in cui la costruzione delle barriere fa solo in modo che le cose peggiorino. E ricordate inglesi le parole del vostro inno nazionale Not in this land alone / But be God’s mercies known / From shore to shore / Lord make the nations see / That men should brothers be / And form one family / The wide world over.

Giulia Baroni

Giulia Baroni

Vivo in una nube, non solo come scelta digitale ma anche come scelta di vita. A volte torno sulla terra e adoro realizzare che viviamo in un mondo globalizzato, ecco perché sono sempre curiosa e pronta ad imparare da culture differenti. Vivi per imparare ed impara per vivere.

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