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IntervisteIl cibo degli astronauti è arrivato sulla terra ed è più utile qui

Roberta Gavioli Roberta Gavioli1 anno ago14 min

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«Perché sulla TERRA c’è tutto lo SPAZIO che vuoi»

ReadyToLunch by Argotech

Le ricerche scientifiche e l’innovazione nel settore aerospaziale sono viste nell’immaginario collettivo come qualcosa di profondamente lontano dalla quotidianità. Nulla di più sbagliato, perché è proprio grazie agli studi che vengono svolti in condizioni estreme e testati a dieci mila anni luce da qui che possiamo curare alcune malattie degenerative sulla Terra o innovare interi settori produttivi o ancora imparare ad alimentarci in modo sano anche quando abbiamo poco tempo. Per questa ragione è nato il progetto ReadyToLunch, che commercializza sulla Terra gli alimenti consumati nella Stazione Spaziale Internazionale. E noi siamo andati a fare quattro chiacchiere con Paola Cane, Food Commercialization Manager di Argotec, che si è occupata del progetto.

Al summit sull’innovazione alimentare Seeds&Chips si è sentito parlare molto di nuovi alimenti come alghe e insetti. Il progetto ReadyToLunch invece sembra essere controcorrente: nasce da ricerche effettuate a dieci mila anni luce di distanza per poi sposare la cucina tradizionale terrestre. Ce lo racconti?

Sì, è proprio così. Con Paolo Nespoli, che è il prossimo astronauta che volerà sulla Stazione Spaziale Internazionale, abbiamo rivisitato la lasagna utilizzando farine integrali. Per noi tradizione e innovazione si uniscono e per questo abbiamo lanciato ReadyToLunch, il brand con cui viene commercializzato il cibo degli astronauti per persone comuni con normali esigenze nell’alimentazione quotidiana, o come li chiamiamo noi per i “terrestri”. Ad esempio immaginiamo gli studenti che hanno poco tempo per pranzare o i business man con vite frenetiche che passano la pausa pranzo alla scrivania: ecco, queste persone non hanno il tempo per prepararsi un piatto bilanciato e sano, e qui entriamo in gioco noi con questo prodotto.

Alimenti biologici e salutari quindi, ma nello specifico quali cibi avete già lanciato sul mercato?

La varietà prevede sempre pasti unici e completi, quindi abbiamo un’insalata di Quinoa con sgombro e verdure (che è la preferita di Samantha Cristoforetti) ma anche riso integrale con pollo e verdure, oppure orzo e gamberi con pesto di zucchine e lime. Troviamo anche pasti più ricercati come il sorgo con manzo, rucola e pomodorini oppure il farro con salmone all’aneto e asparagi. E abbiamo anche una linea snack dove inseriamo ingredienti come cereali, alga spirulina e bacche di goji.

Argrotec - Spacefood - Samantha Cristoforetti | Dotmug

Ci hai parlato di piatto unico, sano e bilanciato ma questa idea non ci suona nuova. Proviamo a fare un passo indietro così ci spieghi come è nata…

ReadyToLunch è stato lanciato nel 2014 in occasione del Salone del Gusto di Torino, ma in realtà la ricerca in ambito alimentare nello spazio è stata avviata nel 2010 all’interno dell’azienda  ingegneristica  aerospaziale torinese Argotec, nel contesto delle attività legate all’aerospazio. L’idea vera e propria è nata durante le sessioni di allenamento degli astronauti europei a Colonia, in Germania, ricalcando il modello del piatto unico della Harvard School of Public Health: un quarto di proteine, un quarto di carboidrati e una metà di verdure.

Quindi stiamo parlando di un pasto sano, con solo ingredienti freschi, che però si conserva fino a due anni fuori dal frigorifero. Come è possibile?

Il trucco è il packaging. All’interno sono contenuti tutti ingredienti naturali e biologici, senza nessun tipo di additivo chimico o conservanti. Quello che rende i pasti ReadyToLunch conservabili a temperatura ambiente per 24 mesi è l’involucro nel quale li inseriamo che è estremamente flessibile, leggero, in alluminio, resistente agli urti e trasportabile con facilità. Per consentire tutto ciò bisogna applicare la termostabilizzazione, ovvero il processo in cui si bilanciano tempo temperatura e pressione per andare ad abbattere la carica batterica e avere un prodotto stabile e sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. Per semplificare, cerchiamo di abbassare la temperatura per preservare le caratteristiche nutrizionali degli ingredienti con una ricerca estremamente attenta delle materie prime biologiche.

Argrotec - Spacefood | Dotmug

Ci sono ingredienti che si prestano di più a questo processo?

Sì, assolutamente. Usiamo ad esempio la cannella nel frullato di frutta perché ha proprietà antimicrobiche, oppure la curcuma o i pomodorini che grazie alla loro componente acida aiutano la conservazione. Cerchiamo di sfruttare le caratteristiche che gli ingredienti hanno già per preservare al meglio i nostri prodotti.

A vederlo sembra quasi fluido perché occupa davvero poco spazio, ma poi a toccarlo si può sentire la consistenza degli ingredienti presenti. Come mai abbiamo questa impressione?

Per noi è fondamentale che la texture originale, i colori e i sapori di tutti gli ingredienti siano riconoscibili perché un prodotto sano e bilanciato non può prescindere dal gusto. Non si può far mangiare alle persone un prodotto che sia super innovativo ma che poi non sia buono, ecco perché cerchiamo di unire e bilanciare l’eccellenza culinaria italiana con l’innovazione e conservare tutte le proprietà organolettiche dell’alimento.

La cura per le materie prime è senza dubbio evidente, così come lo studio di un packaging adatto alla conservazione senza refrigerazione, ma nel pratico come si consuma un pasto completo inserito in un involucro come questo?

Si trasporta facilmente in borse e zaini, e nonostante sia meglio estrarre il contenuto e disporlo su un piatto, perché anche l’occhio vuole la sua parte, possiamo però anche consumarlo direttamente dalla busta. Per questo è adatto non solo a studenti e lavoratori che possono mangiare in ufficio, ma si presta anche a condizioni estreme. Per esempio è perfetto per chi fa sport: dal ciclista che esce per una gita in giornata a chi scala montagne o naviga in mare aperto e in traversate oceaniche. ReadyToLunch risponde a tutte le esigenze dei terrestri in materia di alimentazione.

Un progetto davvero affascinante, ma come può essere davvero utile alle persone sulla Terra un alimento che è stato studiato per lo spazio?

Per noi è fondamentale rendere accessibili ai “terrestri” questi prodotti creati per lo spazio in grado di rispondere alle necessità alimentari di ogni giorno e a quelle non ancora soddisfatte. Ad esempio la microgravità crea effetti negativi sul corpo umano: atrofia muscolare, riduzione del tessuto osseo e invecchiamento cellulare che in sei mesi deteriora il corpo come in dieci anni terrestri. Insieme a medici e nutrizionisti abbiamo messo a punto cibi con ingredienti antiossidanti, antiaging e antinfiammatori, che poi si sono rivelati utili anche per i bisogni degli esseri umani sulla Terra. Un altro fenomeno è la redistribuzione dei liquidi: nello spazio essi tendono ad accumularsi nella parte superiore del corpo creando quell’effetto tipico della congestione da raffreddore che altera profumi e sapori. Lo studio del gusto in queste condizioni estreme ha permesso di comprendere meglio l’alterazione della percezione dei sapori anche in alcuni trattamenti medici terrestri come la chemioterapia. La ricerca spaziale permette quindi, grazie all’impiego di tecnologie innovative e studi mirati, soluzioni sempre più precise per problemi comuni e in costante aumento sul nostro pianeta.

Roberta Gavioli

Roberta Gavioli

Giornalista di Innovazione, Travel Blogger, Event Planner. Se è vero che il presente è digitale, il futuro è senza dubbio nelle persone. Amo la carta, ci scrivo, la leggo, la piego in origami, la dipingo e la trasformo in idee. Per me le scelte più importanti della vita si trovano sul fondo di una buona tazza di tè.

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