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AppDataTelegram down… ma come funziona l’app rivale di Whatsapp

dotmug dotmug9 mesi ago7 min

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Il 5 marzo l’applicazione di messaggistica spesso considerata più sicura di WhatsApp, ha registrato dei disservizi. Il servizio Down Detector ha rilevato problemi di accesso da molte aree dell’Unione Europea, ma anche da Russia e Iran. Le cause del disservizio potrebbero essere legate a problemi di server. Emerso tra i trend di twitter l’hashtag #telegramdown, a cui l’azienda ha risposto subito con un tweet, rassicurando di essere al lavoro per risolvere il problema: ha promesso di trovare una soluzione nel più breve tempo possibile e chiesto agli utenti europei di avere pazienza. Nel giro di un’ora un altro tweet, che ha confermato la risoluzione del problema. Non si tratta dell’unico inconveniente che ha colpito Telegram negli ultimi mesi. Infatti, il 31 gennaio scorso l’app è stata rimossa dall’App Store, impedendo agli utenti con dispositivi iOS di scaricarla. Inizialmente, non era giunta alcuna comunicazione ufficiale né dai vertici di Apple né dai fratelli Durov. Anche in questo caso, nel giro di poche ore, hanno fatto sapere che la rimozione era dovuta al materiale inappropriato che circolava nei canali di Telegram — cosa che comporta la violazione delle linee guida dello Store. La circolazione di materiale inappropriato non deve sorprendere: sono proprio gli standard di sicurezza e privacy imposti dall’app a favorire la pubblicazione di contenuti simili. Dopo le modifiche necessarie, Telegram è tornato nuovamente disponibile sulla piattaforma Apple.

Telegram e la sua principale rivale WhatsApp

Telegram è stata fondata nel 2013 da due fratelli russi, Pavel e Nikolai Durov, già noti per essere i creatori di Vk, il social network russo, poi venduto nel 2014. Due anni fa, l’azienda aveva annunciato di aver raggiunto la vetta di 100 milioni di utenti attivi e 15 miliardi di interazioni al giorno.

Oggi conta circa 180 milioni di utenti. Diffusasi particolarmente in alcuni Paesi (per esempio l’Iran o l’Etiopia) e tra specifiche comunità di utenti (gli hacker, gli appassionati di criptovalute), Telegram è sicuramente un’app che punta molto sulla cifratura. WhatsApp, che è stata acquistata da Facebook nel 2014 ed è considerata principale rivale di Telegram, due anni fa ha esteso la cifratura end-to-end a tutti gli utenti: solo questi ultimi sono in grado di cifrare e decifrare i messaggi inviati, nemmeno l’azienda a cui fa capo il servizio ha questa capacità. L’idea di WhatsApp di rendere disponibile la cifratura alle masse, giunge da un crittografo americano, Moxie Marlinspike — nome noto agli addetti ai lavori, ma sconosciuto ai più. Marlinspike aveva creato a sua volta un’app di messaggistica cifrata, chiamata Signal, utilizzata soprattutto da chi si occupa di sicurezza digitale e dagli attivisti per la privacy — Edward Snowden, per esempio. Anche se Signal è rimasto un servizio di nicchia (sebbene in crescita), il suo protocollo open source è stato utilizzato e ampliato da Facebook Messenger nella modalità Conversazioni Segrete, da Google in Allo, e da Skype.

Telegram lancia la sua criptovaluta, Gram

I due fratelli russi hanno recentemente deciso di lanciare una Initial Coin Offering (Ico). Si tratta dell’offerta di una moneta, che almeno inizialmente, ha valore minimo, in cambio di una valuta già consolidata (dollari, euro o altri). Una scommessa che potrebbe portare un consistente guadagno a chi prende parte alla Ico, nel caso in cui il valore della criptomoneta dovesse aumentare. È una modalità di finanziamento per le aziende: Telegram accumula capitale vendendo i Gram — questo il nome della moneta digitale, che è legata a una serie di servizi, quali un sistema di transazioni e di micropagamenti. L’offerta ambiziosa di Telegram, che mira a raccogliere 1,2 miliardi di dollari, disponibile da marzo, è aperta sia agli investitori di professione che al grande pubblico. Una singola moneta dell’Ico (chiamata token) vale 30 centesimi, ma è un prezzo destinato ad oscillare, dicono gli esperti. In ogni caso, il lancio di Gram sembra sia legato all’intenzione dei Durov di dare vita a un Telegram Open Network agganciato alla base di utenti dell’applicazione. Da come è stato presentato, sembra un progetto ambizioso, vedremo se riuscirà anche ad essere realizzato.

 

 

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"C’è una sola cosa orribile al mondo, un solo peccato imperdonabile: la noia". Oscar Wilde. Dalla redazione di Dotmug non ci annoiamo di certo. Sempre alla ricerca di notizie, condiviamo, twittiamo, instagrammiamo in costante connessione con il mondo digital.

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