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IntervisteCarlo Ratti al Seed&Chips: “Non è importante concentrarsi sulla tecnologia ma sulle interazioni…”

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Molte interfacce sono ancora complesse, invece io credo che l’immediatezza sia importante, per far si che la città finalmente ricominci a raccontarci le sue storie.

In questo periodo Milano è un crocevia di eventi, tutto sembra richiamare il fermento per Expo 2015, ma anche l’innovazione di cui tutti in Italia abbiamo un gran bisogno. Nel panorama italiano per la prima volta si realizza un evento dedicato al Food e tech, a questo binomio sempre più in crescita, e noi in quanto startup innovativa non possiamo mancare.
In che modo la tecnologia digitale aiuta e amplifica questo processo, come il rapporto tra Food e tecnologia può generare nuove dimensioni di relazione e di esperienza del cibo. Durante l’incontro Sharing Economy, Internet of Food & Smart Cities, al Seed and Chips parliamo con Carlo Ratti e approfondiamo soprattutto il lavoro che sta portando avanti per il Future Food District in occasione dell’imminente Expo 2015. Architetto, ingegnere, ricercatore e docente al Massachusetts Institute of Technology, USA, dove dirige il Senseable City Lab, un gruppo di ricerca focalizzato sull’analisi di una nuova dimensione dello spazio, plasmabile e sensibile, in netta comunicazione con chi lo abita. Il Senseable City Lab ha l’obiettivo di esplorare questa dimensione emotiva, puntanto sulla costruzione di spazi che valorizzino la dimensione umana, senza prescindere da ciò che stiamo vivendo in quell’esatto istante.

Carlo Ratti - Future food District

Attendiamo che l’intervento di Carlo Ratti termini per andargli incontro e fargli qualche domanda. Entrati nella press area, ci accomodiamo su due divanetti bianchi e per rompere il ghiaccio inizio a raccontargli di noi, di Flick on Food, dei nostri progetti come startup, ma soprattutto del nostro desiderio di esplorare e raccontare il mondo del Food, rispondendo a nostro avviso ad un bisogno sempre più imponente, quello della conoscenza partendo dall’ingrediente. E’ difficile non farsi rapire dal modo in cui si pone, la tranquillità con cui parla del nostro prodotto, anche offrendoci consigli e suggestioni.

In che modo lo spazio in cui viviamo può entrare in contatto con la nostra dimensione emotiva e come quest’ultima può rivoluzionarlo?

Nel Senseable City Lab ciò che osserviamo è lo spazio libero tra mondo fisico e digitale, non dal punto di vista della tecnologia che è quello che molti chiamano Smart Cities, ma dal punto di vista delle persone e dei sensi. Infatti Senseable è la nostra esperienza dello spazio e della realtà.

In effetti penso a ciò che il connubio tra architettura e tecnologie digitali sta generando, grande patrimonio per l’umanità non solo in termini di sostenibilità e funzionalità, ma anche di valorizzazione del rapporto emotivo tra collettività e spazi pubblici. Dal tuo punto di vista non è utopico pensare di applicare questa logica ai luoghi dedicati al cibo nella vita di tutti i giorni, dalla GDO al Farmers Market?

Come dicevo durante il mio intervento, non è importante concentrarsi sulla tecnologia ma sulle interazioni. In prodotti come Gnammo dove il cibo diventa il pretesto per incontrarsi e scambiarsi idee, è un esempio di ciò che ci interessa, ovvero la relazione e lo scambio che avviene grazie al prodotto. Bisogna sempre partire dall’interazione e non dall’architettura, e pensare a come la tecnologia possa arricchire la nostra esperienza.

Qual è secondo te il bisogno primario che si nasconde dietro queste nuove forme di esplorazione e di esperienza del cibo, maggiore desiderio di interazione o conoscenza?

Entrambi, perché se ci pensi spesso la tecnologia non ci porta a fare cose nuove, ma facciamo le stesse cose in modo nuovo e semplice. Se pensi ad esempio ai video di Franca Valeri, dove accadevano le stesse dinamiche che oggi ritrovi su Facebook. Oppure quando mi sposto effettuo un checkin per informare sulla mia posizione, sono tutte attività che ho sempre fatto. Sono le cose che ci sono sempre interessate, come ad esempio sapere da dove viene quest’arancia, (indicando l’arancia che ha appena sbucciato e che sta mangiando con gusto), semplicemente oggi lo faccio in modo diverso.

Ma parliamo dell’Expo e del progetto FFD, composto da 2500 metri quadri (supermarket) e 4500 metri quadri di spazio pubblico. Attraverso la trasparenza della catena alimentare e nel rapporto diretto con fornitori e produttori, possiamo essere spinti anche a migliorare la nostra conoscenza del cibo? Nell’overload di informazioni che arrivano dalla tecnologie digitali quanto è importante la conoscenza?

In realtà questo si diceva all’inizio di Internet, ma poi Google ha rivoluzionato ogni cosa. Ci sono tante informazioni, ma soprattutto modi nuovi per navigarle. Navighiamo le informazioni anche in maniera geografica e a seconda del nostro bisogno istantaneo, per questo preferiamo la scansione di un codice a barre.
Riprende a parlare del Padiglione Expo “Il lavoro per Expo sarà un esperimento con la grande opportunità di ricevere feedback immediati. Per noi il design non deve proporre soluzioni definitive, ma sperimentare con il presente. La nostra ipotesi è che l’informazione aiuti in un consumo più consapevole, ma poi sarà attraverso i test sul campo che valuteremo cosa funziona”.

Carlo Ratti - Future food District

La realtà aumentata è ormai una tecnologia affermata e sembra essere determinante anche nel tuo progetto per Expo, per garantire un contatto diretto tra consumatore e catena alimentare. Ma quanto realmente questa tecnologia rivoluzionerà lo spazio pubblico del futuro?

L’obiettivo di questa tecnologia è la semplificazione, come si dice in Rete, se c’è un click di meno è meglio. Molte interfacce sono ancora complesse, invece io credo che l’immediatezza sia importante, per far si che la città finalmente ricominci a raccontarci le sue storie. Esattamente questo è il nostro obiettivo all’Expo, ovvero ricevo l’informazione al passaggio della mia mano, con un semplice gesto.

Il vero trend del momento e per i prossimi dici anni sarà il Food, ma nel rapporto con la tecnologia digital, secondo te cosa resta di inesplorato?

Sicuramente il mondo delle informazioni e le connessioni nel rapporto tra persone e prodotti e persone e persone. Tra i macrotemi, il primo è quello relativo alle informazioni disponibili nei luoghi di fruizione del cibo, ad esempio un comune supermercato, dove puoi trovare e ricostruire elementi relativi alla produzione e alla filiera dei prodotti che acquisti. Il secondo punto riguarda la possibilità che chiunque possa diventare produttore, quindi una fluidità nei ruoli, una sorta di Airbnb del cibo. La seconda questione è legata alla produzione, perché ci ricollega al mondo della natura e delle stagioni, e che mi sta coinvolgendo in diversi lavori tra cui il Salone per Danese . Sto lavorando alla progettazione di un vaso di carta, che semplicemente cambiando colore racconta l’umidità che c’è dentro.

Di sicuro più che fare pronostici Carlo Ratti ci invita a costruire il futuro partendo dall’oggi. La tecnologia deve essere un’opportunità, un’occasione unica per esplorare lo spazio nella sua dimensione attuale e per renderci conto che l’innovazione si sta realizzando oggi, proprio adesso sotto i nostri occhi.

Michela Di Nuzzo

Michela Di Nuzzo

« Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire». - Fernando Pessoa Giornalista e co-founder, vivo il digital come imprenditrice e appassionata. Percepisco il cambiamento come un'opportunitá mai una minaccia. Occhi spalancati e orecchie aperte, sempre pronta alla condivisione, la chiave di ogni evoluzione.

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