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StartupEcco perché siamo favorevoli all’arrivo di Starbucks in Italia…

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Oltre il buon caffè italiano parliamo di innovazione…

Da giorni argomento di discussione, trend topic su tutti i canali social in particolare Twitter, post con hashtag #starbucksItalia hanno raccolto migliaia di commenti ed interventi a favore o contro l’apertura di Starbucks in Italia. La trattativa per l’arrivo del gruppo di Seattle dura ormai da un anno, ma sono almeno venti anni che la mente e il fondatore delle caffetterie americane, Howard Shultz, progetta il modo per entrare nel mercato italiano. Il confronto è aperto tra Shultz e Antonio Percassi, ex calciatore del Cesena e dell’Atalanta di Bergamo, di cui ora è proprietario e guru dei centri commerciali. Il suo nome è noto per l’espansione commerciale di marchi come Benetton e Zara, oltre che negozi di lingerie Victoria’s Secret, quest’anno giunti in Italia, nel centro di Milano. Bene adesso sarebbe arrivato il momento di Starbucks, la catena leader del caffè americano che ha contribuito alla moda molto diffusa in città come Londra e New York, di bere il caffè per strada, stringendo un bicchiere di plastica, sorseggiando e lasciandosi scaldare le mani. Ma adesso la sfida è quella di approdare in Italia, entrando in competizione con il buono e tradizionale caffè italiano. Conosciuto in tutto il mondo il caffè italiano non può e non deve avere confronti, quindi per molti l’arrivo della caffetteria americana rappresenterebbe un affronto, per tutti gli amanti del vero caffè e soprattutto per commercianti, bar e ristoranti.

Perchè Starbucks è interessato all’Italia….

Ma allora ci chiediamo prima di tutto come mai Starbucks ci tiene tanto ad arrivare al mercato italiano, nonostante tutti dicano che non farà grande fatturato, almeno non quanto l’America e l’Inghilterra, perché il nostro Paese è così appetibile per il colosso di Seattle?

Gli analisti di Euromonitor International sostengono che dietro tale attrazione ci sia in realtà una strategia di marketing promozionale, ovvero se si riesce a far passare il messaggio che persino gli italiani hanno imparato ad amare il caffè di Starbucks, allora è fatta, il segno di garanzia sarebbe riconosciuto e promosso in tutto il mondo.

Beh di sicuro avranno pensato a questo elemento, e senza ombra di dubbio dal nostro Paese si aspettano incremento di valore più che di fatturato. Ma onestamente credo sia una riflessione giusta, che non debba essere incriminata, in quanto assolutamente naturale e in linea con l’esigenza di penetrare un mercato difficile come quello italiano.

Ma andiamo oltre…

Quando giri per città come Londra o New York ti sembra naturale avere la possibilità di assaggiare tutti i cibi del mondo, provare bevande internazionali, lasciarsi affascinare dalla varietà di gusti, ma quando si arriva in Italia la regola da seguire sembra essere “Noi siamo il Bel Paese con il cibo migliore del mondo quindi non abbiamo bisogno di altro”… Mi chiedo è ancora possibile ragionare in questo modo? Davvero la crescita e la differenziazione dell’offerta minano il carattere autentico del nostro cibo o caffè?

Credo sia necessario iniziare a riflettere o quantomeno ad accettare una realtà inconfutabile, e dato che parliamo di Milano, dobbiamo considerare il capoluogo lombardo non solo come una città italiana, ma come la nostra capitale dell’innovazione. E direi che L’Expo ormai quasi giunto alla conclusione, dovrebbe averci avvicinato anche a questa concezione.

Starbucks e il tech coffee…

Ma in realtà l’apertura imminente, parliamo del 2016, nel centro di Milano, ha scatenato il putiferio. Stessa polemica si era accesa pochi giorni fa per l’apertura del Cubo di Cristallo Apple, perché impone la chiusura del cinema Apollo, luogo storico per i milanesi.

Beh io voglio vedere altro nella scelta di aprire una caffetteria Starbucks a Milano…

L’imprenditore italiano e l’uomo d’affari della West Coast stanno cercando di puntare su un altro aspetto per colpire il mercato italiano, ed è quello che valorizza hi-tech e offerta digitale.

Dopo aver vissuto un anno a Londra e aver fatto esperienza di diversi luoghi di incontro, sia privati che professionali nei vari Caffè Nero, Costa e Starbucks, al mio ritorno in Italia la prima cosa che ho pensato è stata “ma perché qui non è possibile”. Perché non siamo capaci noi imprenditori, startupper e professionisti di entrare in relazione in maniera meno formale, magari in un luogo accogliente con una buona connessione wi-fi gratuita e una bevanda calda. Tornata a Milano ho avuto grande difficoltà proprio nel trovare luoghi di incontro, dove fosse possibile confrontarsi su temi come digitale, tech e innovazione. In realtà Starbucks sta puntando molto sull’innovazione digitale attraverso la Starbucks digital network, dove offre contenuti come film, serie tv e news, regalando un momento di pausa ed entertainment ai più giovani,o ad esempio la Starbucks app per la consegna di pranzi veloci.

Insomma non solo caffè americano, frappuccino, Caramel Mocha, Starbucks punta all’innovazione e al riposizionamento del momento caffè, non solo pausa e relax, ma anche occasione di confronto e business.

Uno dei motivi che ci hanno spinto a pensare e progettare Coffee Up al nostro ritorno da Londra, è stato proprio il desiderio condiviso di creare Rete, e spingere l’idea di confronto. L’origine di questo bisogno nel nostro Paese e in particolare a Milano, noi l’avevamo individuato già nella nascita dei work coffee. Ci auguriamo che oltre al caffè americano Starbucks possa promuovere in Italia un nuovo modello di business, dove a farla da padrona sarà l’evoluzione della relazione. Un luogo aperto, un punto di contatto con il mondo, un approccio inedito alle persone e alle idee, questo ci auguriamo che sia Starbucks per il nostro Paese.

Allora vogliamo pubblicare il post di Antonio Megalizzi, geniale, vero e condivisibile e che è stato promosso da tanti in Rete:

Antonio Megalizzi

 

 

 

 

Michela Di Nuzzo

Michela Di Nuzzo

« Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire». - Fernando Pessoa Giornalista e co-founder, vivo il digital come imprenditrice e appassionata. Percepisco il cambiamento come un'opportunitá mai una minaccia. Occhi spalancati e orecchie aperte, sempre pronta alla condivisione, la chiave di ogni evoluzione.

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