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Women for businessL’e-payment e il valore della user experience. L’offerta HiPay

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Il settore dei pagamenti online sta vivendo una fase di forte evoluzione. Processare transazioni non è più solo una necessità, ma un momento di engagement, in cui il valore della user experience è determinante. Abbiamo incontrato Paola Trecarichi, VP di HiPay Italia, una piattaforma globale, con un’offerta integrata, che va ben oltre il momento della transazione. Secondo l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce il mercato complessivo dei New Digital Payment supererà i 100 miliardi di euro già nel 2020, ma oltre questo dato inconfutabile mi incuriosisce l’evoluzione di un settore, che si sta rivelando un’opportunità per chi si occupa di marketing e per gli imprenditori digital. Nel settore dei pagamenti non è così facile incontrare donne manager e anche per questo ho deciso di raccontare la storia di Paola.

Come hai iniziato il tuo percorso e come sei arrivata in HiPay?

Mi sono laureata in Economia e Commercio e ho maturato le mie prime esperienze in diversi settori, dalla banca tradizionale alla consulenza nel cinema, fino ad approdare al mondo dei pagamenti. All’epoca vivevo a Roma per scelte personali e mi è capitata un’occasione importante in una società tecnologica con focus sul carrier billing, ovvero il pagamento attraverso il credito telefonico. Ho avuto la fortuna di vedere crescere questo ramo d’azienda molto velocemente e in diversi anni ho ricoperto più funzioni all’interno della business unit. Dopo 5 anni di esperienza in questo settore sono stata contattata da HiPay e ho quindi deciso di tornare a Milano, pronta per una nuova sfida! Anche HiPay in quel momento proponeva diverse soluzioni in Italia basate sugli acquisti con credito del telefono, ma stava anche già iniziando ad introdurre sul mercato la piattaforma per l’e-commerce. Con il mio arrivo coincise anche la separazione da HiMedia e la conseguente quotazione in Borsa di HiPay in Francia. Inizialmente ho gestito da sola tutta la parte commerciale e poco dopo ho iniziato anche la costruzione vera e propria della società italiana, assumendo consulenti esterni per le funzioni più amministrative. Proprio in un momento così importate per la mia carriera, sfortunatamente ho avuto un incidente, che mi ha reso tutto molto più difficile. Praticavo kitesurf (una variante del surf) e mi sono rotta una caviglia. Lo sport è da sempre una mia passione, anche la versione un po’ più rischiosa. Nonostante le molteplici operazioni, il gesso e le stampelle, ho partecipato al mio primo Netcomm Forum con HiPay. Insomma un momento difficile, ma in cui sono riuscita a trovare la forza di far crescere l’azienda, assumere risorse e ampliare il mercato italiano. Adesso in Italia il team è formato da cinque persone e in Francia, headquarter di HiPay, ho alcune risorse che si occupano del mercato italiano. Ho scelto di creare una sede strutturata anche in Italia perché i merchant hanno bisogno di supporto e desiderano essere seguiti.

Qual è la sfida più importante che affronti ogni giorno nel tuo lavoro?

Lavoro in un settore in cui vediamo prevalentemente uomini, ma la mia sfida è duplice. Non solo fare emergere la mia figura professionale al di là del genere, ma tenere alta l’attenzione anche internamente. In Hipay mi occupo di sviluppare il mercato italiano, è un comparto che sta esplodendo, ma non ha purtroppo ancora i volumi dei clienti francesi, perciò dare le giuste priorità ai progetti diventa fondamentale. Hipay punta molto sull’Italia, per questo stiamo come azienda facendo degli investimenti importanti, ma il mio obiettivo è mantenere costante l’impegno di tutti i team francesi verso di noi. Sto riuscendo a trasmettere il messaggio che l’Italia è un Paese in cui l’e-commerce si sta sviluppando molto rapidamente e che nei prossimi anni riserverà tante sorprese. La sfida sul mercato italiano è quello di farci riconoscere non solo come brand, ma come tecnologia all’avanguardia; molte realtà sono ancora legate al tradizionale payment provider bancario che per qualcuno è sufficiente, ma che ad altri non basta più. Il mio scopo è quindi sensibilizzare i merchant sull’esistenza di un prodotto Fintech innovativo e tecnologico.

Quale requisito deve avere una donna per lavorare nel tuo settore?

Credo che in realtà, come in ogni settore, sia determinante l’ambizione. Vedo tante ragazze che non hanno il desiderio di fare carriera, perché probabilmente all’inizio bisogna anche essere disposte a dare priorità diverse alla propria vita. Servono sacrificio e dedizione, spesso non si riescono a conciliare gli impegni familiari, anche se ogni caso è a sé ovviamente. Credo che per una donna lavoratrice, e per di più con ruoli direzionali, sia fondamentale avere accanto una persona che ti sostenga e che sia felice del tuo successo, che non la viva come una competizione e ti supporti nelle difficoltà. Ricordiamoci anche che la preparazione è fondamentale. Bisogna studiare molto e tenersi sempre aggiornate, senza farsi trovare mai impreparate. Questo tipo di lavoro, che include diversi argomenti connessi tra loro, per la maggior parte si impara facendolo. Sicuramente è necessario avere delle basi, ma si arriva poi a conoscere a fondo la parte economica, commerciale e tecnica. Come dicevo prima, in questo settore è complesso il confronto con la figura dell’uomo manager. Nelle aziende, gli imprenditori e i CEO sono abituati a parlare di economia, finanza, gestione di flussi di cassa con interlocutori di sesso maschile e sentirsi consigliare da una donna su come si potrebbero gestire i propri soldi non è sempre ben accetto, anche se con le competenze si conquista la fiducia anche degli uomini più tradizionali.

Secondo te qual è la difficoltà più importante per gli imprenditori in Italia?

La vera difficoltà per gli imprenditori italiani è non riuscire ad essere veloci nell’afferrare a pieno la cultura digitale che ci ha invaso. Per esempio, quando si arriva al momento dell’integrazione della nostra soluzione di gateway di pagamento, spesso le aziende passano il lavoro alle loro web agency e questo rallenta un po’ le procedure e il go live. In molti stanno iniziando ad internalizzare la parte tecnica, ma il trend è ancora molto lento. Per ciò che riguarda HiPay nello specifico, la problematica principale è che viene percepito ancora come un prodotto bancario, invece la soluzione è molto di più, ovvero un prodotto tecnologico e innovativo.

Come si sta evolvendo in Italia il mercato dell’e-payment?

I contanti sono ancora il metodo di pagamento preferito in Italia. Spostare le abitudini della popolazione verso i pagamenti elettronici è una sfida. Ad ogni modo, per le aziende che vendono sia online sia offline, il payment provider rappresenta un costo necessario; per questa ragione spesso i merchant non scelgono il payment provider con attenzione, ma considerano importante solo il fattore costo. Al contrario, il nostro obiettivo è far comprendere loro che la fase di checkout è un momento cruciale di user experience. Infatti, è proprio in quel momento che si gioca sia la brand awareness sia l’ottimizzazione delle transazioni. La sfida è riuscire a convincere i merchant a fare lo “switch” su questo concetto fondamentale e far comprendere loro che esiste un prodotto avanzato, capace di sollevare le loro risorse da tante incombenze, in modo che possano dedicarsi ancora di più al proprio core business. La nostra offerta propone soluzioni aggiuntive alla sola gestione dei pagamenti, come un tool antifrode ed una piattaforma di business intelligence. Chi entra nel mondo dell’e-commerce è attaccato da frodatori e da hacker come chiunque operi in un ambiente tecnologico informatico. Come da regolamentazione internazionale dei principali circuiti, noi suggeriamo alle aziende di dotarsi di strutture di sicurezza informatiche adeguate per essere totalmente protetti anche da eventuali breach di dati. È importante che i merchant comprendano che è fondamentale agire in un ambiente di sicurezza e noi possiamo suggerire il modo per facilitare questo processo, inseguendo miglioramenti e innovazioni.

In merito all’intelligenza artificiale come funziona nel vostro tool?

L’intelligenza artificiale velocizza la gestione delle transazioni che prima erano verificate manualmente da un operatore durante i controlli antifrode. Ora, grazie all’introduzione di un sistema di smart decision, la piattaforma di HiPay impara come gestire automaticamente le operazioni più rischiose e migliora l’esperienza d’acquisto, non lasciando più l’utente in sospeso affinché vengano realizzati i controlli manuali. Questo solleva gli imprenditori e i loro team da incombenze operative, in modo che possano dedicare il loro tempo anche ad altre attività. La parte di marketing, invece, punta al Business Intelligence. Quando una società ce lo permette, integriamo la piattaforma con i loro dati di Google Analytics, in modo da osservarli approfonditamente e esaminare quanto una specifica campagna, al netto dei rimborsi, abbia davvero portato in termini di risultati. I pagamenti sono il centro del business di un’azienda, spesso non li si analizza attentamente ed è un vero peccato.

Quali saranno i prossimi step per HiPay?

Il futuro per noi è l’omnichannel. Lo stiamo già proponendo in Francia, mentre in Italia si sta lentamente affermando. Puntiamo ad offrire la gestione della totalità dei pagamenti retail, offline e online, in un’unica piattaforma integrata per regalare un’experience positiva e veloce. Un altro elemento su cui ci stiamo focalizzando sono i dati: per l’area marketing è fondamentale sapere dove ha acquistato l’utente, se sull’e-commerce o nel negozio fisico, in modo da poter ideare una strategia di comunicazione mirata. Ad oggi la mia priorità è consolidare il brand di HiPay nel mondo e-commerce italiano e a breve entreremo di sicuro anche all’interno del mondo dei pagamenti offline. È giusto chiarire che noi non siamo competitor delle Banche Acquirer italiane, al contrario. Il gap che esiste in Italia a livello tecnologico può essere colmato da aziende come HiPay che, collaborando con gli Istituti bancari, contribuiscono all’accelerazione della loro innovazione tecnologica. Possiamo tranquillamente dire che siamo la tecnologia che va in aiuto alla parte più “tradizionale” del settore.

 

Michela Di Nuzzo

Michela Di Nuzzo

« Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire». - Fernando Pessoa Giornalista e co-founder, vivo il digital come imprenditrice e appassionata. Percepisco il cambiamento come un'opportunitá mai una minaccia. Occhi spalancati e orecchie aperte, sempre pronta alla condivisione, la chiave di ogni evoluzione.

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