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Women for businessGenerazione under trenta: “Puntiamo alla crescita professionale”..

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La mia generazione è considerata troppo esigente e insoddisfatta, invece io credo sia giusto non accontentarsi.

Figli del nostro tempo e delle nuove modalità di comunicazione: la generazione di imprenditori under trenta, coloro che hanno deciso di puntare tutto sul web. I nativi digitali hanno un rapporto diverso con il mondo del lavoro, soprattutto se hanno l’opportunità di utilizzare le nuove tecnologie nella propria professione. Oggi raccontiamo la storia di Stefania Casciari, giovane imprenditrice under 30, che inizia la sua carriera in Pulse nel 2015 ad Amburgo. Co-fondata nel 2014 da Lara Daniel e Christoph Kastenholz ad Amburgo, in Germania, Pulse Group si occupa di influencer marketing a 360 gradi e negli ultimi anni ha aperto uffici, oltre che a Milano, anche a Londra e a New York e pianifica nuove aperture per il 2019. Prima come Country Manager oggi Stefania è Amministratore Delegato della sede italiana di Pulse e coordina un team di 12 persone con età media di 25 anni.  

Dove e come inizia il tuo percorso professionale?

Ho lavorato un anno a Milano dopo la Bocconi, prima da Mattel e poi come supporto a una realtà di coworking, dove gestivo le attività di social marketing. Ad aprile mi sono laureata, a luglio sono andata in Germania. Ho iniziato in Pulse tre anni fa con uno stage perché avevo fatto una tesi sull’influencer Marketing. Non solo perché fossi appassionata del tema, ma mi piaceva l’idea di parlare di qualcosa di nuovo. Ho fatto una sorta di esperimento (era proprio un esperimento perché era una tesi sperimentale abbastanza analitica) e da lì sono stata chiamata da Pulse in Germania, che all’epoca aveva un team di quattro persone. L’obiettivo era testare il mercato italiano. All’inizio occupavo una funzione di vendita, ma poi il mio ruolo è cambiato. Quando sono arrivata in Italia mi hanno chiesto se volessi diventare Amminstratore della società e ho accettato la sfida. Non è stato facile perché non avendo esperienza imprenditoriale, e non potendo contare sulla Germania, che ha un sistema burocratico diverso, ho praticamente iniziato da zero. Tutt’oggi il mio ruolo è una continua scoperta, dalla contabilità, all’amministrazione, alla gestione del personale, devo sempre mettermi alla prova.

Com’è dirigere un gruppo di 12 persone quasi tuoi coetanei, come gestisci l’autorevolezza del tuo ruolo? 

Il fatto di essere giovane, di non avere tanti anni di esperienza, crea il pregiudizio. Ma è anche vero che non sono stata messa a capo di un’azienda da un giorno all’altro. L’azienda mi ha messo alla prova, mi ha testata e in soli tre anni sono dovuta crescere in fretta. E credo che il rispetto si basi anche e soprattutto sui risultati. Gestire un team di giovani, da un lato aiuta nelle modalità di comunicazione e interazione, dall’altro si fa fatica quando si cerca di imporre una gerarchia. Ma in ogni caso il mio lavoro è una continua fonte di stimolo e di apprendimento, anche e soprattutto nella gestione delle risorse. 

È stato difficile il ritorno in Italia dopo l’esperienza ad Amburgo?

In Germania tutto funziona molto bene. C’è un rispetto molto forte dell’autorità, forse anche perché si ha fiducia nel sistema. C’è un approccio al lavoro diverso, il sabato e domenica è dedicato alla famiglia, si lavora un tot di ore e non si sconfina mai. Tutto perfetto, però manca quell’interazione e socializzazione, tipica dei paesi mediterranei. Io sono molto contenta di essere tornata in Italia. Sono soprattutto fiera di aver creato un business in Germania, che poi ho riportato in Italia e che oggi crea valore nel mio Paese. Questo è motivo di grande soddisfazione per me.

Quanto avverti il pregiudizio nei confronti della tua generazione?

Di sicuro uno dei grandi problemi è che non si accetta il cambiamento del mondo del lavoro in Italia e di conseguenza anche dei bisogni e delle aspettative della generazione contemporanea. Il nostro Paese riconosce ancora esperienza, età e purtroppo poco i risultati. Di sicuro le mie aspettative sono diverse dalla generazione di mio padre, che sognava il posto fisso e lo stipendio, io invece punto alla carriera e alla crescita professionale. Per questo spesso la mia generazione è considerata troppo esigente e insoddisfatta, invece io credo sia giusto non accontentarsi e provare a fare qualcosa di davvero innovativo, come fanno tanti giovani imprenditori oggi nel nostro Paese.

Secondo la tua esperienza, come cambierà l’influencer marketing nel prossimo futuro?

Essendo un settore in continua espansione ed evoluzione, prevedo che tra qualche anno non sarà più un fenomeno circoscritto a quelli che noi chiamiamo i macro o micro influencer. Tutti, infatti, possediamo capacità di influenza e tutti abbiamo una sfera d’ingerenza, una comunità a cui far sentire la nostra voce. Penso che un giorno si amplieranno le cosiddette community peer to peer, e ognuno di noi sarà un “citizen influencer”. Allo stesso modo penso anche che l´influencer marketing si consoliderà come supporto alla strategia di comunicazione e vedrà, nei budget social e digital, una voce dedicata. 

Cosa ti senti di dire oggi ad una giovane donna imprenditrice in Italia?

Voglio dirle soprattutto che non importa essere perfette in tutto. Dobbiamo considerare le difficoltà per una donna che vuole far carriera, riuscire a conciliare questo con gli altri centocinquanta ruoli. Se l’uomo è bravo imprenditore e anche papà allora è un genio, invece per una donna è la normalità. Io non sono ancora in quella situazione, ma credo che le donne sentano una pressione molto forte: dover essere belle, intelligenti, super preparate. Mi sentirei però anche di dire alle donne imprenditrici che il nostro genere, ha per sua natura, una forza, una determinazione ed una resilienza di cui spesso non siamo a conoscenza ma che ci permette di eccellere. 

Michela Di Nuzzo

Michela Di Nuzzo

« Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire». - Fernando Pessoa Giornalista e co-founder, vivo il digital come imprenditrice e appassionata. Percepisco il cambiamento come un'opportunitá mai una minaccia. Occhi spalancati e orecchie aperte, sempre pronta alla condivisione, la chiave di ogni evoluzione.

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