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Women for businessValeria Santoro: “Stocard, un’azienda che mette le persone al centro”..

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Il mio modello di riferimento è il buonsenso. Cerco di non guardarmi dall’esterno come donna, in un mondo di uomini, ma come persona in un mondo di persone.

In un momento storico in cui il trend è quello di disinstallare le app, a meno che non siano super utili e interessanti, Stocard va in assoluta controtendenza. Nata in Germania e lanciata in Italia nel 2013, l’app che digitalizza il nostro portafogli, oggi conta 4 milioni di utenti in Italia. Abbiamo incontrato per “Women for Business” Valeria Santoro, Country Manager di Stocard negli uffici del Talent Garden Calabiana, dove si trova una delle due sedi italiane dell’azienda. Valeria sarà uno degli speaker del prossimo Mashable Social Media Day che si terrà allo Iulm di Milano il 19-20-21 ottobre, dove ci parlerà dei numeri e dei progetti futuri dell’azienda tedesca in cui ormai lavora da due anni. Il nostro incontro è stato uno scambio ed una condivisione di esperienze, oltre che di positività verso un futuro, ci auguriamo, fatto di innovazione e crescita.

Il tuo percorso professionale si è svolto tra l’Italia e l’estero, ci racconti la tua esperienza?

Ho studiato tanto, ho viaggiato e, soprattutto, ho sempre lavorato, e questo mi ha aiutato molto nel confronto con gli altri. Affrontare il pubblico, rapportarsi con persone diverse ti arricchisce e ti offre la grande opportunità di crescere. Estero: Francia, Inghilterra, Stati Uniti, per imparare bene l’inglese. Ho maturato un’esperienza importante in Mercedes ai tempi di DaimlerChrysler, una delle prime aziende in Italia ad avere un dipartimento di marketing online interno. Poi sono stata selezionata da Google all’interno del team italiano nell’headquarter di Dublino, facendo anche da trait d’union con l’Italia.

Perché hai deciso di tornare in Italia?

Io credo che un italiano all’estero pensi sempre al momento in cui potrà rientrare in Italia e magari contribuire all’evoluzione del proprio paese. Quando mi è stata indicata per puro caso una posizione per il lancio del primo application store Nokia, non era proprio nei miei piani quello di rientrare in Italia, ma era senz’altro uno dei pochi ambienti giusti in Italia per me. Ho accettato ed è stata l’occasione per confrontarmi anche con il mondo fisico. Ho avuto l’opportunità di applicare le mie competenze digitali ma anche quella di imparare skills e conoscenze tipiche del mondo retail con cui Nokia dialogava. Ed eccomi oggi in Stocard. Quando mi è stata offerta la posizione di Country Manager, ho guardato il numero di utenti attivi dell’app, ed ho capito quanto il fenomeno fosse rilevante e quanto il mio ruolo potesse contribuire all’espansione di un’azienda così promettente.

Oltre ad essere un’azienda dinamica e in evoluzione cosa ti ha colpito di Stocard?

Lavoro per Stocard da due anni e devo riconoscere che i fondatori dell’azienda hanno avuto un’apertura mentale incredibile. A partire dalla selezione: arrivati alla fine dell’iter tra un gruppo ristretto di uomini, hanno scelto una donna per curriculum e per quello che è risultata la persona durante il colloquio. Al di là del gender siamo persone, eppure ancora oggi in Italia, quando si deve scegliere un country manager, soprattutto nel tech, spesso si preferisce un uomo. Negli anni si è creata una sorta di “tetto di cristallo” che fa sì che le donne siano sì presenti nelle aziende, ma ferme ad un certo livello manageriale, oltre il quale non possono crescere. Pensiamo alle quote rosa nei CdA: non si è ancora raggiunto il 30%, proprio perché si fa fatica a individuare donne C-level.
Stocard del resto è un’azienda che mette la persone al centro ogni giorno: dalla flessibilità del luogo di lavoro alla regola che fino a prova contraria un meeting non serve (concetto rivoluzionario), dall’assenza di mail interne alla colazione assieme del venerdì. Tutto è finalizzato a creare relazioni, conoscenza ed efficienza, e a ridare tempo alle persone. Il giusto equilibrio per la salute fisica e mentale, non è un caso che la palestra sia prevista per tutti. E mettere al centro la persona significa progettare, ideare, realizzare qualsiasi progetto intorno all’essere umano. In Stocard non esiste implementazione tecnica che non tenga in considerazione la necessità, il punto di vista dell’utente. È stato illuminante un quadro che fa capolino proprio tra le scrivanie nel dipartimento prodotto, dove gli ingegneri studiano, pensano, progettano, realizzano l’App Stocard: ‘Do not Compromise’. Il business è solo un buon effetto. Ecco perché l’App è gratuita, non richiede registrazione e lo tsunami della GDPR lo abbiamo visto passare indisturbati, avendoci lavorato per tempo.

Quali sono gli obiettivi presenti e futuri di Stocard?

Oggi Stocard è il mobile Wallet n.1 in Italia ed in ogni paese europeo. Gli italiani che utilizzano Stocard sono ormai 4 milioni di cui il 75% attivi nel mese. La missione di Stocard è quella di digitalizzare il portafoglio fisico che, secondo uno studio condotto da Doxa per il Politecnico di Milano, presenta 3 elementi fondamentali: la Loyalty che è la più pesante/ingombrante che Stocard ha completamente digitalizzato, il Pagamento che è in via di rilascio, l’Identità (carta d’identità e patente) sulla quale, grazie al round-B che abbiamo appena ricevuto, lavoreremo l’anno prossimo. Vogliamo essere la soluzione mobile che consente all’utente di andare in giro solo con smartphone e chiavi, fino a quando anche queste non saranno digitalizzate. Una peculiarità di Stocard è che può essere scaricata senza dare dati personali. Il nostro pensiero è mettere l’utente al centro e tutelare la sua privacy.

In un momento in cui tutti puntano su Milano perché tu hai scelto Roma?

La scelta di tornare a Roma è stata assolutamente personale e l’azienda lo ha semplicemente rispettato. È il concetto stesso di ufficio fisso che è superato, soprattutto quando si è in fase di startup. Abbiamo tanti mezzi a disposizione che ci permettono di lavorare ovunque senza limiti di spazio. Non abbiamo bisogno di essere nell’ufficio. L’ufficio è con noi. In Italia ho scelto di utilizzare Talent Garden proprio per questo motivo: possiamo muoverci agilmente tra Roma e Milano ed avere sempre un ufficio a disposizione. Per ritornare alla domanda, direi che puntiamo sull’Italia e sulla qualità della  vita delle persone.

Come affronti il gender gap e come vivi il tuo essere una donna manager?

Ho dovuto affrontare quel tetto di cristallo di cui ti parlavo. Il mio modello di riferimento è il buonsenso. Cerco di non guardarmi dall’esterno come donna, in un mondo di uomini, ma come persona in un mondo di persone. Il divario di fatto esiste. È una realtà, basta guardare i dati, ma io non vivo con questo pensiero. Sicuramente non è facile per una donna lavorare in un mondo dominato dagli uomini, che sottolineano la tua femminilità, spesso come se fosse un punto debole. La risposta? Bisogna essere autorevoli e molto preparati. La mia regola delle tre P è passione preparazione e personalità. Ed è proprio quest’ultima a fare la differenza in effetti,  a far rompere il tetto di cristallo: quella personalità che ti fa esprimere liberamente quello che pensi anche quando molti uomini sono silenti per non risultare impopolari.

Cosa possiamo fare di concreto per superare il gender gap in Italia?

Secondo me è molto importante il lavoro che sta portando avanti Valore D, che mi ha selezionata come alunna del corso di preparazione per le donne che devono stare nei consigli di amministrazione: “InTheBoardRoom 4.0.” Il corso è iniziato a maggio e ha come obiettivo quello di formare e fornire gli strumenti utili per stare all’interno di un consiglio di amministrazione. Quello che voglio dire è che la formazione e la preparazione sono fondamentali. Ma c’è una cosa ancora più importante: dobbiamo imparare a giocare a calcetto! In un certo qual senso stiamo cominciando a farlo.

Michela Di Nuzzo

Michela Di Nuzzo

« Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire». - Fernando Pessoa Giornalista e co-founder, vivo il digital come imprenditrice e appassionata. Percepisco il cambiamento come un'opportunitá mai una minaccia. Occhi spalancati e orecchie aperte, sempre pronta alla condivisione, la chiave di ogni evoluzione.

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