IntervisteÉ ancora possibile guadagnare con le apps? Si, con una buona strategia!

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Pensare di fare un’applicazione, metterla nello store e fare milioni di dollari è come pensare di fermarti ad una stazione di servizio prendere un gratta e vinci e diventare ricchi, le probabilità sono equivalenti.

Il mercato delle app in Italia vale 25 miliardi di euro e rappresenta il 2% del Pil. Cresce il bisogno di analizzare dati, aumenta la mole di informazioni a cui abbiamo accesso insieme all’acquisto di smartphone e all’uso di mobile app.  In un mercato super affollato, dove sembra impossibile guadagnare con le Apps ed emergere rispetto a leader assoluti come Snapchat e Whatsapp, ci sembra importante provare a condividere strumenti ed opportunità dell’app economy. Proviamo ad incoraggiare i tanti startupper che si avvicinano a questo mondo con la sensazione di chi ha perso in partenza. Abbiamo letto “Guadagnare con le Apps” di Paolo Zanzottera, e ci ha colpiti sia l’approccio che la modalità diretta nel fornire un vero e proprio libretto delle istruzioni.

Paolo Zanzottera

Guadagnare con le APPS, è ancora possibile in un mercato così sovraffollato?

Pensare di fare un’applicazione, metterla nello store e fare milioni di dollari è come pensare di fermarti ad una stazione di servizio prendere un gratta e vinci e diventare ricchi, le probabilità sono equivalenti. Come in qualsiasi progetto digitale io metto al primo posto la strategia.  Per strategia intendo anche la scelta se intraprendere o meno un progetto prima di svilupparlo. Strategia per me è anche analisi della concorrenza, è sviluppare un business plan coerente senza sparare milioni di download come previsione. L’altro aspetto fondamentale è il supporto marketing dell’app che spesso è sottovalutato, se tu vuoi realizzare un’app devi considerare non solo il costo di sviluppo ma anche di promozione, ovvero il supporto digitale che devi costruire intorno all’app. Se investo 90 nell’app non metto 10 in promozione, perchè sarebbe troppo sbilanciato. Il costo non è solo sviluppo di software, ma marketing e soprattutto tempo dedicato.

Il primo step è di sicuro l’idea. Quali sono secondo te le caratteristiche imprescindibili che deve avere una buona idea per diventare un’app di successo?

Alcune caratteristiche sono fondamentali e rendono il successo più probabile. L’app deve soddisfare un bisogno che sia soprattutto in mobilità. Più un’app sfrutta l’aspetto sensoristico più è una vera app mobile, il bisogno deve essere mobile, io sono sicuro di voler sempre con me quell’informazione. Altri elementi che giocano un ruolo importante sono aspetto social e gamification, ovvero creare e valorizzare la parte ludica. In alcuni casi come per l’autosoccorso, realizzare un sito è quasi inutile, è dal mobile che riesci a trovare un cliente che converte. La conversion rate, come da ricerca di Google, dimostra che il 59%, di persone che ricercano un ristorante da mobile, poi converte in un’azione concreta.

Il mercato è dominato da app gratuite. Questo è un dato preoccupante? Quali sono i modelli di business alternativi per guadagnare?

Molte analisi rilevano un mercato in cui l’app purchase domina rispetto al pay app. Il purchase sembra esclusivo di Brand già conosciuti offline, ma ci sono tre modelli interessanti:

  • Consumabile (king, candy crash con acquisti ripetuti), modello che ultimamente è molto contestato, poichè l’acquisto ripetuto genera dipendenza
  • Acquisto con canone mensile, come ad esempio Spotify
  • “Try and buy”, con un modello premium limitato

Un modello a pagamento lo consiglierei nelle app come strumento di lavoro, un mercato dove il prodotto è più simile al software, anche qui però concorrenza, abbassamento app pay, sono necessarie per un’analisi approfondita. Il modello di “try and buy” esiste da anni, quindi in realtà la versione di prova non è una novità, ma resta ancora valido. Ogni modello è declinabile anche a seconda del target, ad esempio in un’app per bambini è da escludere l’in app purchase, perchè il rischio è creare addiction.

“L’app-economy è una game-economy”. Condividi quest’affermazione?

Non completamente. Se vogliamo proprio dare una definizione eclatante possiamo dire che l’app economy è una social economy. Nelle classifiche internazionali le prime applicazioni sono soprattutto social, innanzitutto in termini di tempo speso. Candy crash è  nella lista delle top 20, ma in fondo rispetto alle social app. L’app economy ti permette di creare tecnologie disruptive. Soddisfo bisogni che ci sono sempre stati, ma lo faccio in una modalità completamente nuova. Whatsapp è disruptive, perchè ha lanciato un nuovo modo di inviare sms. Il messaggio vocale è disruptive. L’app economy è nelle modifiche di comportamento, non possiamo ridurla al gaming, piuttosto è un’economia in grado di definire un nuovo modo di comportamento sociale e digitale.

Nel tuo libro è molto interessante la parte relativa a “Cose da sapere anche se non sei un grafico, o uno sviluppatore”. Quanto conta secondo te conoscere tutti gli aspetti relativi alla realizzazione di un’app, anche se non sei un esperto in tutti i settori?

Conta avere almeno una persona nel team che abbia una visione di insieme e che riesca ad unire tutti i pezzi. Se uno vuole investire dei soldi, e commissionare un’app, si informa in maniera autonoma anche solo per essere in grado di parlare nella stessa lingua con coloro che sviluppano interfaccia e software. Chi commissiona un’app deve parlare lo stesso linguaggio di chi la sviluppa.

Un aspetto che tutti trascurano è quello dell’APP Store Analytics. Quanto è importante misurare i risultati e quanto si può cambiare in corso d’opera?

Divido in due parti l’analisi ovvero l’app store analytics e l’analytics all’interno dell’app, utile per chiarire i comportamenti degli utilizzatori. Store analytics comprende i dati dello store, dati che chiunque può avere. Direi che è troppo limitante, bisogna anche avere uno strumento di analytics all’interno dell’app. Un terzo livello che chiamo “custom analytics” è utile soprattutto per il gaming, perchè dedicata al proprio gioco e aiuta a ricevere tutta una serie di informazioni importanti come il livello a cui arrivano gli utenti, quando abbandonano etc. Un gioco funziona soprattutto all’inizio se non è nè troppo facile nè troppo difficile. Possiamo misurare tutto, il tempo di utilizzo, le modalità, quindi come nel digitale anche qua, è fondamentale fare il “conversion tracking”.

Come si fa ad essere efficaci nella submission di un’app, con nome, keywords, description e call to action accattivanti?

Ottimizzazione dell’app on store ovvero ASO on app e offline ASO off app, dobbiamo pensare che la scheda è il nostro packaging. Le cose fondamentali nell’ordine oltre al nome, sono gli screenshot video, tutto deve essere coerente. Faccio il paragone del pitch elevator, ovvero convinci qualcuno nel tempo che hai a disposizione mentre sali un piano in ascensore, come in Italia è la tecnica del folletto, pochi secondi per vendere, per catturare l’attenzione. Io devo capire subito che cosa fai, le persone non leggono, gli screen devono essere parlanti, e soprattutto rendere esplicito da subito quale bisogno soddisfa la tua app. La descrizione deve avere un attacco perfetto, fatelo scrivere dai copywriter, considerando che il nostro software viene messo in un mega supermercato, e quindi lo spazio disponibile nello scaffale deve essere sfruttato al massimo.

Su Dotmug abbiamo parlato spesso dei nuovi modelli di business dettati proprio da messaging app come Snapchat, ad esempio. Partita come una donkey app è diventata un’app editoriale. Quanto è importante la vision nella realizzazione e nel lancio di un’app?

Il lean development non è improvvisazione. In una prima fase delle cento cose che voglio ne faccio 5, ci si pone degli obiettivi in termini di metriche, commenti, suggerimenti che possono farmi cambiare e migliorare molti aspetti. Ma la strada deve essere tracciata. Snapchat aveva in mente benissimo il modello di monetizzazione, questa non è improvvisazione. Le app per la creazione di audicence necessitano di un certo substrato finanziario che purtroppo non esiste in Italia. Come fai a recuperare una massa di audience così interessante? In realtà in questo riescono solo le aziende che sono supportate da venture capital. C’è un approccio lean dove vado raccolgo utenti fino ad arrivare ad un numero interessante e poi monetizzo.

Michela Di Nuzzo

Michela Di Nuzzo

« Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire». - Fernando Pessoa Giornalista e co-founder, vivo il digital come imprenditrice e appassionata. Percepisco il cambiamento come un'opportunitá mai una minaccia. Occhi spalancati e orecchie aperte, sempre pronta alla condivisione, la chiave di ogni evoluzione.

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